Robert Dilts identifica la coerenza come uno dei fattori chiave nella costruzione del rapporto di fiducia tra le persone; ne ha parlato ad un suo corso che ho seguito tre anni fa e da allora ho avuto spesso occasione di riflettere su questo aspetto che ho sempre condiviso ma mai approfondito particolarmente.
Da alcuni mesi sono alle prese con le attività tipiche in fase di start-up tra cui, ovviamente, l’inserimento di nuove figure professionali. E’ un momento stimolante, appassionante, difficile (
) e interessante in cui conoscere, valutare e “misurare” nuove persone.
Persone di cui potermi fidare, ovviamente!
Patrik Lencioni indica infatti la mancanza di fiducia come una dalle cinque disfunzioni che possono portare alla rovina un team aziendale, quindi, perché rischiare?
Inoltre nella mia esperienza come formatore ho toccato con mano gli effetti in azienda causati da team di lavoro caratterizzati da una scarsa fiducia interna (per usare un eufemismo…).
Ma torniamo ai miei candidati: sulla carta (e di persona) si prensentano tutti bene, molto bene: grandi promesse, obiettivi ambiziosi, impegno e volontà … e poi?
E poi l’indicatore numero uno è proprio la coerenza: questa persona che mi dice di essere molto motivata… si comporta da persona motivata? questa persona che dice e scrive di sé di essere un esperto di xy, è effettivamente competente? si comporta in quell’ambito da vero esperto?
E infine ancora un aspetto ancora più delicato: i valori!
Chi si professa affidabile, onesto, puntuale ecc. ecc. (fate voi, la lista delle virtù è infinita) è veramente così?
Non parlo di manifestazioni plateali, ma dei piccoli comportamenti quotidiani, di quello che è il modo di fare o lo stile di una persona.
Sembrerebbero considerazioni scontate, ma c’è un elemento che a volte ci rende poco oggettivi nel valutare le persone che ci stanno accanto: la prima impressione, il colpo di fulmine iniziale che condizionerà il nostro giudizio per giorni o mese (anni… secoli, millenni….
).
Diventiamo ancora meno oggettivi nella valutazione delle persone quando ci troviamo in momenti di necessità : il fatto di aver bisogno di questa o quell’altra risorsa ci porta a chiudere un occhio, poi due… fino a creare una realtà immaginaria in cui questa persona, sbagliata, ci sembra proprio quella che fa al caso nostro. (c’è chi lo fa perfino nelle relazioni di coppia, ma questo è un altro capitolo… lunghissimo).
E così succede che si continua ad investire tempo (e risorse) in un collaboratore spinti dalle migliori intenzioni e aspettative, con il solo risultato di perdere tutti e tre (tempo, soldi e lo stesso collaboratore).
Alcuni sostengono che “le persone non sono il loro comportamento” che, detto in soldoni, significa che anche la persona miglire del mondo a volte fa qualche caz..ta
Vero! Ma fino a che punto? Comportamenti ricorrenti, abitudinari (recidivi?) non possono non essere considerati che la manifestazione dell’identità di una persona.
Volersi fidare a tutti i costi, per sempre, per scelta, di una persona che si comporta costantemente in modo inaffidabile è ingenuo (o diabolica perseveranza); in questo caso la fiducia non centra nulla.
Quindi, se stai inserendo dei collaboratori nella tua struttura (o nella tua vita):
1. definisci perché li vuoi inserire (scopo) e, di conseguenza, cosa devono saper fare/essere (identificando almeno 3 condicio sine qua non irrinunciabili)
2. mettili alla prova per un tempo limitato: con il massimo della fiducia possibile nei loro confronti falli lavorare con te e osservali
3. prendi una decisione chiara (non nel senso di berci su): se sono le persone giuste investi su di loro e falle crescere con te, altrimenti chiudi il rapporto e continua a cercare!
.
 |
I Tre Segni di un Lavoro Infame
Racconto per migliorare la professione (e la vita)
Patrick Lencioni
Compralo Ora! |
 |
La Leadership e l’One Minute Manager
Come aumentare l’efficienza con la leadership situazionale
Kenneth Blanchard – Patricia Zigarmi – Drea Zigarmi
Compralo Ora! |