Vittoria! Un sudato 5 a 3 combattuto fino all’ultimo, fino all’ultima partita di playout: salvi, si rimane in A1!
Si chiude così la prima fase di un’avventura nata quasi per gioco un paio di mesi fa grazie ad Alessandro Rocco, un amico/collega, vecchia conoscenza che oggi lavora qui in Veneto.
A marzo ricevo una telefonata di Alessandro che mi dice “Cla, alcuni ragazzi che hanno fatto il corso da me giocano in una squadretta di hockey, sono molto forti ma le cose non stanno andando molto bene quest’anno. Uno dei loro genitori ci chiede se riusciamo a dare un po’ di motiviazione a questi ragazzi, ti va se li incontriamo insieme?”
Non sono mai stato molto coinvolto dallo sport in generale, né da praticante (nonostante gli otto anni di agonismo) né da tifoso, eccezion fatta proprio per l’hockey su ghiaccio.
“Ma sì” ho pensato “è comunque una bella opportunità, sono ragazzi, che sarà mai?”
Il primo incontro con allenatore e preparatore atletico è bastato per ridimensionare subito questa mia prima, affrettata, percezione.
Scopro infatti che la cosiddetta squadretta in questione gioca in serie A1, non si tratta di hockey su ghiaccio ma su pista e, soprattutto, sono in fondo alla classifica a pochi mesi dal termine del campionato e rischiano di retrocedere.
“Cosa potete fare per noi?” ci chiedono
“Beh, il nostro lavoro è portare le persone ad utilizzare al meglio le prorie risorse mentali ed emozionali…. non posso però promettervi un miracolo…” rispondo io
“ecco, a noi serve un miracolo…”
Bell’inizio!
La sfida è un po’ più grande del previsto, ma si comincia!
La squadra ha risposto benissimo ai primi incontri di coaching, più che altro mini sessioni prima della partita o dell’allenamento.
I risultati sono immediati: reduci da nove sconfitte consecutive conquistano subito un pareggio e una vittoria! Poi la strada torna ad essere difficile, con momenti alterni di reale motivazione e concentrazione e altri…. diciamo… meno produttivi (per usare un eufemismo).
Non ci facciamo mancare nulla, si arriva ai playout: prima una vittoria, poi una brutta sconfitta in casa e infine la bella di ieri.
Gran finale di gavettoni in spogliatoio e poi cena con tutta la società: presidente, mister, dirigenti, tecnici, tutti i giocatori e tanto di ringraziamenti “ai due signori della PNL”
E’ andata bene. Abbiamo incontrato anche qualche scettico (”ma sì, quelle monate lì che fate voi servono e non servono…”
) ma ho scoperto uno sport stupendo, veloce, difficile e molto molto entusiasmante.
La sfida è vinta!
read comments (1)Nome lunghissimo per un corso che promette bene, benissmo e MOLTO!
Fin dalla prima volta in cui sono stato esposto a questa tecnologia (si dice così…) mi sono innamorato di alcuni aspetti del MythoSelf. Eppure non mi basta questo assaggio, voglio scoprire come funziona, voglio sapere cosa c’è dietro, voglio imparare ad utilizzarlo in modo efficace….
DETTO, FATTO!
Anche perchè non ho nemmeno il disturbo di prendere l’aereo e raggiungere Mr. Riggio (l’inventore del MythoSelf) da qualche parte nel mondo: viene qua lui!
Due settimane ad agosto nella splendida Franciacorta, 12 giorni di full-immersion to provide a complete grounding in both the theory and application of the MythoSelf Process for self improvement, personal development, professional development.
Wow! Non vedo l’ora!
Credo sia rimasto ancora qualche posto, chi viene con me?!
Ovvero, la TV di Richard Bandler!
Riporto una segnalazione del blog di Debora Conti: 4 induzioni audio registrate direttamente dal LUI, il co-creatore, dr. ing. master ecc. ecc. della PNL, mito e guru di pnllisti e pnllari di tutto il mondo!
E se la voce è originale il personaggio è invece rappresentato da una caricatura molto realistica (anche se il buon Richard è disegnato con qualche annetto in meno
)
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Il tempo per cambiare Come costruire la propria mente usando Richard Bandler |