Conosci realmente chi ti porti in (casa) azienda?

Assumere una collaboratrice, per certi aspetti, è un po’ come sposarla.

Mi spiego:

- il tempo passato in ambiente lavorativo è spesso molto maggiore (o uguale) rispetto a quello speso altrove, inclusa la propria casa. Di conseguenza succede che passi più tempo con le tue collaboratrici piuttosto che con tu marito! soprattutto in alcuni periodi dell’anno (come questo).

-stando alle forme contrattuali disponibili quando assumi una collaboratrice a tempo indeterminato sarà  molto difficile, lungo e oneroso risolvere il contratto qualora le cose non andassero come ti eri immaginata.

- alcune collaboratrici si trasformano, quasi fossero delle moderne versioni del Dr Jekyll e Mr Hide, da attente e premurose aiutanti a esigenti e rigide stipendiate! solitamente la trasformazione avviene immediatamente dopo la fatidica firma per il tempo indeterminato ;-)

Molti degli errori (e degli orrori) fatti con il proprio staff potevano tuttavia essere evitati a monte non inserendo quella persona nel proprio organico. Peccato che, almeno all’inizio, si presentino tutte bene!

e allora, come fare?

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Dove e con chi

Proprio in questi giorni si stanno consolidando i risultati di un percorso di rinnovamento iniziato quasi due anni fa.

Cambiamenti legati principalmente al lavoro ma che, ovviamente, incidono su tutto il resto; cambiamenti che non derivano in realtà  da obiettivi particolari ma da alcune considerazioni più generali.

Ho infatti concentrato la mia attenzione su DOVE lavorare e CON CHI, senza ovviamente tralasciare gli aspetti che più mi piacciono della mia attività .

Già  in passato la strategia di concepire i programmi per il futuro in termini di attività  piuttosto che di obiettivi specifici si é rivelata estremamente efficace.

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Manuale di Sopravvivenza per Manager

Ho aspettato qualche settimana per parlarne sul blog e ormai è già un successo online l’e-book di Helga OgliariNeverfired“.

Un e-book non solo da leggere, ma anche da guardare ricco di citazioni, video (ebbene sì, video!) libri e link consigliati, indagini e ricerche di mercato e, soprattutto, l’esperienza e la professionalità dell’autrice trasmessa in modo diretto e chiaro.

Insomma, 60 pagine che si sfogliano come un libro vero (con tanto di fruscio) tanto ricche da rappresentare un vero e proprio tesoro prezioso per chi vuole prendersi cura della propria carriera.

Trovati un cowo!

Nell’ultimo incontro di Ecosistema 2.0 ho conosciuto, tra gli altri, Barbara co-titolare del cowo di Bassano del Grappa.

Cos’è Cowo?!

Cowo è un progetto di coworking: in pratica “Nulla di speciale, solo un’ottima idea” per dirla con parole loro.

Ed è proprio un’ottima idea soprattutto per chi si sposta  per lavoro e si trova spesso a non avere un vero e proprio ufficio dove lavorare. Il coworking permette non solo di lavorare in strutture attrezzate con tutto il necessario, ma facilita la contaminazione e lo scambio tra idee e professioni che, diversamente, non avrebbero altre opportunità per entrare in contatto.

Una delle poche richieste per essere accolti in un cowo, infatti, è proprio quella di permettere questo processo di estensione e scambio delle competenze/conoscenze.

Ne esistono parecchi a Milano, ma ci sono anche Bassano (appunto), Venezia, Padova…

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Lavoro perfetto?

Magari!!! avrà pensato qualcuno leggendo. Altri, più rassegnati, credono che sia solo un miraggio. I più, e sono i miei preferiti, vorrebbero che esistesse ma non fanno praticamente nulla per cercarlo :-D .

Uno dei motivi per cui a volte è difficile trovare un’attività che sia per noi veramente appagante, sotto tutti i punti di vista, è dato dal fatto che la cerchiamo nel modo sbagliato.

Ancora più corretto sarebbe dire che è sbagliato il punto di partenza in cui ci troviamo quando iniziamo la ricerca.

Trovare “Il lavoro perfetto” è l’ambiziosa promessa del nuovo corso di Simone Pacchiele, amico di avventure mythoselfiane, nonché coach preparato ed esperto.

Il lavoro perfetto” è un corso che, più che su stategie e strumenti, lavora proprio sul punto di partenza e, se è vero che chi ben comincia è già a metà dell’opera, allora è proprio fondamentale assicurarsi un inizio qulitativamente perfetto per poi “condurti ad un modo di essere in cui hai la piena possibilità di vivere facendo quello che più ti piace fare, che più sei bravo a fare

Di Simone ammiro soprattutto la precisione e l’attenzione a certi dettagli nelle sessioni di coaching; inoltre, pur svolgendo io e lui attività piuttosto differenti, condividiamo lo stesso approccio all’attività lavorativa…segnalo quindi molto volentieri questa nuova proposta.
Leggi tu stesso la sua presentazione del corso!

Come organizzare riunioni efficaci

Riunioni e meeting possono essere uno strumento efficace ed indispensabile per la performance di un team come anche, e temo valga nella maggior parte dei casi, una dispendiosa ed inutile perdita di tempo.

Molto spesso il mio ruolo durante gli incontri mensili nelle aziende con cui lavoro consiste proprio nell’assicurare il corretto svolgimento della riunione garantendo uno scambio di opinioni e proposte sincero, appassionato e costruttivo.

Non è impresa facile! L’efficacia di una riunione è data da diversi fattori incluse le abilità  specifiche nell’ottimizzarla dei singoli partecipanti (o di un eventuale facilitatore appositamente ingaggiato).

Pur premettendo che l’elenco non sarà  esaustivo né sufficiente a garantirti il massimo dei risultati, voglio proporti una sorta di check-list da utilizzare in fase di organizzazione della riunione: una buona preparazione, infatti, puಠincidere positivamente su quello che sarà  l’esito finale dell’incontro.

1. Stabilisci a priori il criterio che definirà  il successo della riunione.

Cosa vuoi ottenere esattamente? Nuove idee? comportamenti e azioni diverse? alzare (o abbassare ;-) ) il morale dello staff? oppure avere persone attente e puntuali sarebbe già  un buon risultato? In poche parole, cosa deve essere accaduto,  entro la fine della riunione, per poterti far affermare con certezza “sà¬, è stata una riunione efficace“?
2. Trova un luogo adeguatamente isolato

Non serve necessariamente rinchiudersi in un eremo a svariati chilometri dal tuo ufficio (anche se in effetti è un valido aiuto): basta una stanza con una porta che possa rimanere chiusa e qualcuno incaricato di filtrare tutte le comunicazioni che potrebbero disturbare l’incontro. Assicurati che ogni partecipante comunichi chiaramente ai potenziali “disturbatori” di essere reperibile solo durante le pause.
3. Pianifica lunghe pause

Pause lunghe e regolari preannunciate all’inizio della riunione ti permetteranno di pretendere maggiore disciplina dai partecipanti: telefoni e computer devono rimanere spenti! Interrompendo ogni due ore circa l’incontro anche la persona pi๠ansiogena e vincolata dall’operatività  pi๠fitta potrà Â  sbrigare mail e telefonate nelle pause per poi concentrarsi nuovamente sulla riunione.

4. Assicurati che partecipino le persone giuste

In base all’argomento trattato valuta di volta in volta se coinvolgere qualche persona in pià¹, magari perchè partecipa dirattamente nelle attività  in oggetto o è molto preparata su un tema specifico. Vale anche il contrario: se pensando ai partecipanti previsti ti accorgi che qualcuno di loro non è minimamente coinvolto dagli argomenti all’ordine del giorno (se non per il fatto che lavora nella stessa azienda) liberalo da questa incombenza e mandagli semplicemente un resoconto fatto bene.

5. Comunica in modo chiaro e preciso gli obiettivi dell’incontro e l’ordine del giorno

Ti servirà  per stabilire la gerarchia e la priorità  degli argomenti, aiuta i partecipanti a focalizzare l’attenzione sui temi della riunione (soprattutto se comunicando l’ordine del giorno chiedi di preparare analisi o relazioni) e, stampato ed esposto durante la riunione, ti permetterà  di riportare la discussione sui binari corretti qualora si divagasse.

Osservare queste indicazioni puಠcreare le premesse per un meeting funzionale ed efficace; nella pratica ogni riunione è diversa dall’altra e rendere ciascun incontro un momento di valore richiede pratica ed esperienza.
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Impara come creare un’azienda di successo
Don HutsonLeggi la recensione
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…e poi non dire che non eri stato avvertito
Fernando Trias de BesLeggi la recensione

Dimmi come sei e ti dirò qual è il tuo percorso di crescita

Alcune scuole di pensiero, in ambito sviluppo personale, sostengono che, in parole molto semplici, qualunque cosa tu voglia fare la puoi fare e, sopprattutto chiunque può fare ciò che vuole se ci mette abbastanza impegno e motivazione.

Altri approcci, che preferisco, puntano invece maggiormente sulle peculiarità specifiche di ciascuno di noi, le personali caratteristiche vincenti che ci rendono tanto diversi gli uni dagli altri e che, soprattutto, possono renderci più o meno “adatti” a svolgere determinate attività piuttosto che altre.

In questo secondo contesto si collocano i modelli e gli strumenti di valutazione degli assessment. In particolare riscontrano parecchio successo  alcuni questionari  (la parola è decisamente riduttiva) che restituiscono un profilo delle caratteristiche di chi li compila.

In passato ho sempre guardato con un certo scetticismo questionari e strumenti simili; tuttavia ho avuto modo di sperimentarli e testarli in prima persona e sono convinto che possano essere ultili sotto diversi punti di vista.

L’assessment è uno strumento utile per la selezione e la gestione del personale, la misurazione delle performance, l’analisi del team e l’individuazione delle eventuali aree che necessitano di un intervento di formazione e/o coaching.

In particolare i due strumenti che ho provato in prima persona si chiamano Success Insights e Facet5; in entrambi i casi ho trovato attendibili e verosimili i profili che ne sono emersi; sia personalmente sia per le persone con cui ho poi lavorato.
Non si tratta infatti di un semplice questionario che ti colloca in un limitato numero di profili possibili dopo una rapida classificazione. Alle domande si risponde attraverso un software che incrocia diversi dati, incluso il tempo di risposta ad ogni domanda. Per ciascuna  delle carratteristiche tracciate dallo strumento viene fornita una chiave di lettura ed un possibile percorso di crescita/miglioramento personale.

Il test rileva le caratteristiche comportamentali più frequenti della persona; sulla base di queste analisi suggerisce le reazioni possibili nelle diverse situazioni e, di conseguenza, l’attitudine a svolgere determinate mansioni rispetto ad altre.
Una possibilità interessante è quella di incrociare più profili in modo da misurare la compatibilità di più persone. No, non si tratta di un test sulle affinità elettive ;-) Semplicemente è possibile evidenziare i punti di forza e le criticità di un team in base alle caratteristiche specifiche delle persone che lo compongono. Se il team è già rodato probabilmente i risultati del test non forniranno grandi rivelazioni; l’analisi serve piuttosto a chiarire e a spiegare le dinamiche che si ripropongono fornendo, anche in questi casi, spunti interessanti per un possibile miglioramento.

Se vuoi avere qualche informazioni in più su te stesso, su quale lavoro fare, su come migliorare le tue performace e/o quelle del tuo team l’assessment è sicuramente un punto di partenza affidabile ed efficace.

Scrivimi se vuoi avere maggiori informazioni in merito.

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SelfMarketing e Carriera

Stufo del tuo lavoro? Pensi di valere di più o di non essere valorizzato al massimo nella posizione che occupi?

Oppure vorresti semplicemente fare un bilancio della tua carriera e conoscere quali opportunità ti riserva il mercato?

Segna in agenda questa data:

SABATO 17 MAGGIO e partecipa ai workshop
CHECK UP e SELFMARKETING.

Trovi tutte le informazioni che vuoi sul sito di Helga. Personalmente ho conosciuto solo persone soddisfatte dei due seminari quindi, se l’argomento è di tuo interessa, non perdere questa occasione
Inoltre hai ancora una settimana per iscriverti con lo sconto ;-) affrettati!

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Come vivere (meglio) senza ansia, orologi, mutui, sensi di colpa, denaro, debiti, politica, carriera e supermarket
Tom Hodgkinson

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L’Emilio

Emilio è un amico storico; compagno di classe al liceo nonché compagno di banco per gli ultimi tre anni.
Credo di poter dire per entrambi che le materie scolastiche non fossero sempre in testa ai nostri pensieri ;-) .

Fatta esclusione per un (folle) progetto ricorrente, che condividevamo come prospettiva post-maturità, Emilio ha sempre avuto le idee ben chiare su cosa fare da grande. Mentre il sottoscritto si dedicava alle attività più svariate pur di non seguire quanto veniva spiegato in quel momento a lezione, sotto il banco dell’Emilio, dalla terza liceo in poi, non mancava mai un manuale di subacquea.

Credo che, ad oggi, abbia preso tutti i brevetti che poteva prendere! ci ha aggiunto un’approfondita preparazione in scienze dell’ambiente marino e una passione infinita per il mare trasformata in professione.

Ora si alterna tra Milano e una serie di mete esotiche e calde tutto l’anno! con un po’ di invidia degli amici che ricevono notizie e racconti da questi paesi lontani
E’ una di quelle (rare?) persone che fanno esattamente il lavoro che vorrebbero fare. Quando è in procinto di partire per uno dei suoi viaggi, magari mentre qui è ancora inverno, capita di sentire commenti tipo “che c….!” o “beato lui!“.

Sono commenti abbastanza scontati, se non fosse per il fatto che la fortuna (il fattore “C”) in questo caso non centra nulla.
Le persone che ho conosciuto che fanno esattamente il lavoro che vorrebbero fare (e/o vivono la vita che vorrebbero vivere) hanno spesso dedicato anni per realizzare il proprio sogno; hanno rinunciato a compromessi e ad accontentarsi di qualcosa di diverso che non fosse esattamente ciò che volevano. Facile? A volte molto facile, altre volte meno.
Possibile? Assolutamente sì!

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5 bypass per far carriera

Recentemente ho partecipato alla conversazione tra un funzionario di una banca dove tengo alcuni corsi e un giovane impiegato dello stesso istituto.

Il dirigente ad un certo punto se ne esce con una frase tipo “30 anni di carriera direttiva mi hanno rovinato il cuore. Ho 5 bypass e sono tutti dovuti al mio lavoro
poi, con incredibile tempismo, si rivolge al giovane impiegato e aggiunge “e tu cosa aspetti a fare carriera?

Potete immaginarvi l’imbarazzo (o era vera paura?) dell’impiegato nel rispondere che preferiva lasciare queste cose ad altri.
E ci mancherebbe! Chi pagherebbe un prezzo di 5 bypass per una carriera?
Probabilmente qualcuno disposto a mettere la propria salute in gioco per salire qualche gradino dell’arrampicata verso gli alti vertici c’è.
Ma il punto qui è un altro.
Il giovane impiegato, e forse anche qualche lettore, ha risposto all’interno di un presupposto falso (non necessariamente vero) e limitante.
L’intera conversazione ha senso solo all’interno della logica stretta e vincolante della vecchia dicotomia “o un lavoro che mi piace o i soldi e la carriera”.

Quando subordiniamo il raggiungimento di un obiettivo (o di un sogno) a condizioni limitanti e/o negative (ad esempio tutti i sacrifici necessari per ottenere un certo guadagno, o una determinate forma fisica) ci immaginiamo una strada molto disagevole e disincentivante tra noi e ciò che vogliamo raggiungere.
A questo punto ci sarà chi decide ugualmente di affrontare l’impresa e chi ritiene troppo alto il prezzo da pagare.
Peccato che a volte il prezzo lo fissiamo direttamente noi, ma è del tutto irragionevole e sovrastimato.

Tornando all’esempio iniziale e mantenendo i presupposti dettati dall’anziano dirigente.
Il povero impiegato ha solo due scelte: rimanere a fare il suo lavoro in splendida forma fisica oppure puntare a posizioni di maggiore responsabilità a rischio di compromettere la propria salute.
E se invece non fosse così? Se potesse fare carriera e godersi talmente tanto il processo da guadagnarne anche in salute?

Può capitare a tutti di sabotarsi in questo modo, rinunciando a mete raggiungibili perchè spaventati da condizioni necessarie, inevitabili e sopratutto molto poco allettanti. Eppure si tratta spesso solo di autosabotaggi che possiamo ridimensionare con alcune domande:
- come posso ottenere ugualmente il risultato “x” in modo divertente/facile/ecologico?
- quanto tempo ho realmente a disposizione?
- quali risorse ho già e quali posso acquisire per ottenere ciò che voglio in modo divertente/facile/ecologico ecc. ecc.?

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