Venerdì 20 giugno 2008, in occasione di Mondomare Festival, chiunque segue le imprese di Alex potrà prendere parte alla sua avventura nel Pacifico attraverso un collegamento satellitare. Con la partecipazione di sua moglie Francesca e di Massimo Cirri, che dai microfoni di “Caterpillar” ne ha seguito la rotta fino a oggi, il racconto di un’esperienza folle e straordinaria alla semplice ricerca della felicità con se stessi.
Mondomare Festival
Sala Consiliare
Piazza delle Libertà
Lavagna (GE)
h. 19.30
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read comments (0)Vittoria! Un sudato 5 a 3 combattuto fino all’ultimo, fino all’ultima partita di playout: salvi, si rimane in A1!
Si chiude così la prima fase di un’avventura nata quasi per gioco un paio di mesi fa grazie ad Alessandro Rocco, un amico/collega, vecchia conoscenza che oggi lavora qui in Veneto.
A marzo ricevo una telefonata di Alessandro che mi dice “Cla, alcuni ragazzi che hanno fatto il corso da me giocano in una squadretta di hockey, sono molto forti ma le cose non stanno andando molto bene quest’anno. Uno dei loro genitori ci chiede se riusciamo a dare un po’ di motiviazione a questi ragazzi, ti va se li incontriamo insieme?”
Non sono mai stato molto coinvolto dallo sport in generale, né da praticante (nonostante gli otto anni di agonismo) né da tifoso, eccezion fatta proprio per l’hockey su ghiaccio.
“Ma sì” ho pensato “è comunque una bella opportunità, sono ragazzi, che sarà mai?”
Il primo incontro con allenatore e preparatore atletico è bastato per ridimensionare subito questa mia prima, affrettata, percezione.
Scopro infatti che la cosiddetta squadretta in questione gioca in serie A1, non si tratta di hockey su ghiaccio ma su pista e, soprattutto, sono in fondo alla classifica a pochi mesi dal termine del campionato e rischiano di retrocedere.
“Cosa potete fare per noi?” ci chiedono
“Beh, il nostro lavoro è portare le persone ad utilizzare al meglio le prorie risorse mentali ed emozionali…. non posso però promettervi un miracolo…” rispondo io
“ecco, a noi serve un miracolo…”
Bell’inizio!
La sfida è un po’ più grande del previsto, ma si comincia!
La squadra ha risposto benissimo ai primi incontri di coaching, più che altro mini sessioni prima della partita o dell’allenamento.
I risultati sono immediati: reduci da nove sconfitte consecutive conquistano subito un pareggio e una vittoria! Poi la strada torna ad essere difficile, con momenti alterni di reale motivazione e concentrazione e altri…. diciamo… meno produttivi (per usare un eufemismo).
Non ci facciamo mancare nulla, si arriva ai playout: prima una vittoria, poi una brutta sconfitta in casa e infine la bella di ieri.
Gran finale di gavettoni in spogliatoio e poi cena con tutta la società: presidente, mister, dirigenti, tecnici, tutti i giocatori e tanto di ringraziamenti “ai due signori della PNL”
E’ andata bene. Abbiamo incontrato anche qualche scettico (”ma sì, quelle monate lì che fate voi servono e non servono…”
) ma ho scoperto uno sport stupendo, veloce, difficile e molto molto entusiasmante.
La sfida è vinta!
Sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda, ma è di oggi la notizia (o sarà più una conferma?) che quando corriamo per un periodo di tempo abbastanza lungo il cervello genera endorfine con conseguenza dirette sul nostro umore.
La novità è nella ricerca effettuata: “i ricercatori dell’universita’ di Monaco e di quella di Bonn hanno ‘fotografato’ il cervello di dieci atleti professionisti prima e dopo due ore di corsa con la tomografia ad emissione di positroni (Pet)” e hanno rilevato quali aree del cervello sono interessate dalla produzione di endorfine. In pratica il sospetto c’era, ma è la prima volta che viene dimostrato sperimentalmente.
L’euforia prodotta dalla corsa ha persino un proprio nome specifico, viene infatti definita “runners high“.
La speranza dei ricercatori è anche quella di poter dare qualche motivazioni in più ai pigri cronici, sempre restii a muoversi.
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“Il lupo perde il pelo, ma non il vizio!“
Se di vizio si può parlare parlando di Alex Bellini, ormai lupo di mare anche se dalle radicatissime origini montanare (come titola anche il suo primo libro).
Dopo averci fatto rimanere incollati per quattro mesi a quel piccolo puntino che si spostava sulla mappa digitale attraverso l’immenso Atlantico Alex ha ripreso a fare rotta verso ovest.
Partito da Lima, in Perù, ha da pochi giorni iniziato la sua traversata a remi, solo, dell’Oceano Pacifico.
“Il Pacifico è talmente vasto che per mostrare il Perù, zona di partenza, e l´Australia, zona di arrivo, sono stato obbligato a suddividerlo in due immagini.” scrive sul suo sito.
E in effetti è difficile immaginare di che distanza stiamo parlando: quasi un anno (a remare!) previsto per l’impresa, 9 fusi orari da attraversare, quasi 300Kg di scorte alimentari stivati in un’imbarcazione di soli 7,5m.
Un’impresa straordinaria, affascinante, un’avventura che potete seguire sul diario di bordo aggiornato direttamente dal Pacifico!
Ovvero lo sforzo finale e… gli aerei Cargo!
Dopo un passato più che ventennale nella ginnastica artistica da poco più di un anno mi sono avvicinato alla pesistica pura, o bodybuilding.
Nonostante le mie resistenze iniziali ora apprezzo i risultati di un allenamento ben pianificato.
Chi ha provato ad allenarsi più o meno seriamente con i pesi sa che tra tutte le ripetizioni quelle che contano maggiormente, quelle che permettono di aumentare la forza e la massa muscolare sono quelle fatte al limite, le ultime o l’ultimissima ripetizione: di 10 ripetizioni, l’undicesima.
Ma proprio quell’ultima ripetizione spesso sembra essere impossibile, le forze vengono meno, i muscoli fanno male… che fare?
E’ necessario conoscere e utilizzare al meglio le nostre risorse mentali, oltre a quelle fisiche.
Alcuni mesi fa, infatti, ho finalmente frequentato il bellissimo NLP Practitioner di Andrea Favaretto e nei giorni successivi al corso, in palestra, ho sperimentato alcune delle conoscenze apprese.
Un esempio classico di strategia per aumentare l’intensità’ di una sensazione consiste nell’immaginare di “alzare il volume” immaginando proprio di fare fisicamente il gesto di ruotare la manopola del volume di uno stereo o alzare la levetta su un mixer sentendo crescere la sensazione di conseguenza.
Lo stesso esempio e’ facilmente replicabile per aumentare/concentrare le forze nel momento dell’ultimo sforzo per l’ultima ripetizione.
Immaginate, ad esempio, di fare le classiche ripetizioni per il bicipite con un manubrio: siete all’ undicesima di 12 ripetizioni, il braccio fa male, il peso sembra proprio non volersi alzare più…
In quel momento immaginate di girare la vostra manopola del volume e aumentare al massimo la forza dentro al vostro braccio. Ogni particolare contribuisce ad aumentare il risultato: ad esempio pensate che alzando il volume sentite la vostra canzone motivante preferita che spara a diecimila decibel!
Funziona!
Personalmente ho sperimentato anche un’altra metafora “aeronautica” (deformazione professionale).
La situazione e’ la medesima, ultima ripetizione della serie.
Immaginate un Boeing 747 Cargo carico con 110 tonnellate di profilati di piombo pronto per il decollo all’inizio della pista. Motori caldi, pista libera… immaginate di avere la mano che appoggia sulla manetta del gas, la stringete appena, ricorda un po’ il manubrio che avete in mano….
Ready for take off: quando siete alla sforzo finale date gas! E mentre mandate avanti la manetta sentite la spinta, l’accelerazione, le vibrazioni, il boato dei quattro motori, vedete la pista che scorre veloce sotto di voi, sentite tutto ciò che dovete sentire, vedete tutto ciò che dovete vedere e provate una forza crescente nel vostro braccio!!!
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Invito i lettori bodybuilders a sperimentare e condividere i risultati!
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Come già accennato in un post precedente fare jogging non mi entusiasma particolarmente.
Ci sono due modi, fondamentalmente, per affrontare tutte quelle attività che non ci piace svolgere senza continuare a soffrirne:
1. trovare il modo di farsele piacere (modificando la percezione che ne abbiamo; ad esempio lavorando sulla soddisfazione dei bisogni robbinsiani).
2. non farle del tutto.
Tra le due opzioni la seconda mi piace decisamente di più!
Per quanto riguarda il jogging, sana ed utile attività aerobica, l’ho semplicemente sostituito con un’altra pratica altrettanto efficace ma molto meno noiosa: il pattinaggio.
Ebbene sì, il caro vecchio, semplice pattinaggio a rotelle o, per dirla come gli americani, roller skating.
I vantaggi di questo sport sono molteplici:
- stessi vantaggi della corsa in termini di calorie bruciate e riduzione dei grassi (io devo aver pattinato tantissimo in qualche vita precedente
)
- allenamento aerobico completo, allena il cuore e rinforza i muscoli delle gambe
- richiede, a mio avviso, una maggior coordinazione dei movimenti e, soprattutto, maggior equilibrio rispetto a quando si corre (e si va molto più veloci!)
- infine, ed è uno dei motivi per me più importanti, riduce fino al 50% lo stress da impatto sulle articolazioni rispetto alla corsa.
Pattinando infatti il peso del corpo si sposta completamente solo quando il piede è già completamente appoggiato al suolo (e non tutto insieme come nelle falcate della corsa). Questo significa sollecitazioni molto limitate per caviglie, colonna vertebrale e sopratutto ginocchia (menischi e legamenti superstiti ringraziano
).
Approfittando della bella stagione il pattinaggio è l’ideale per recarsi in palestra, come riscaldamento, e per tornare dalla palestra, come defaticamento.
Aiuta anche il fatto che qui a Vicenza trovo sempre pochissimo traffico o marciapiedi grandi se non addirittura piste ciclabili (anche se nulla può sostituire le pattinate in spiaggia a Newport Beach in California: sembrava di stare dentro il Baywatch!)
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Primavera! Estate! Tempo di uscire all’aria aperta, passare ai vestiti leggeri, scoprirsi un po’ e, possibilmente, abbandonare il letargo invernale e rimettersi in forma!
Se durante tutto l’anno sono un fan della pesistica (estate inclusa) con i primi caldi si impone il bisogno di aria aperta anche per le attività sportive.
Cosa c’è di meglio del classico e sano jogging? penserete voi…
In realtà il classico e sano jogging non mi attira già da parecchio tempo, per non dire che mi annoia proprio.
Inutili le solite strategie per renderlo più attraente come, ad esempio, l’ipod di turno (niente da fare, anche con gli audio corsi, e poi anche quello piccolo pesa…) oppure avvalersi della compagnia di qualcuno/a (chissà com’è o sono più demotivati del sottoscritto oppure sono dei maratoneti semiprofessionisti-impossibili-da-seguire).
E allora che fare?!
Ecco una delle due alternative che hanno funzionato molto bene per me.
L’estate scorsa ho iniziato ad andare a correre la mattina molto presto portando con me la “piccola” Morgana.
Morgana è una cagnolina di poco più di un anno: è giovane, adora correre e, soprattutto, è una personal trainer straordinaria:
- qualunque sia l’andatura da te scelta per lei è comunque lenta;
quando sono alla velocità massima che mi consenta di resistere per almeno 15min lei mi trotterella affianco per nulla in difficoltà. Ogni tanto mi rivolge lo sguardo con una faccia che sembra dire “tutto qua? quando iniziamo a correre veramente?!”….
- se provi a fermarti lei te lo impedisce (fisicamente);
per motivi di “sicurezza” tengo il cane al guinzaglio; la cosa si ribalta quando, illuso, mi vorrei fermare e a quel punto è Morgana a decidere per entrambi di continuare l’allenamento iniziando a tirare per mantenere il ritmo
- festeggia!
terminiamo la sessione con un paio di allunghi (ehm…. diciamo uno) che lei scambia per una gara di velocità: ovviamente vince ogni volta; però celebra sempre con energia ogni allenamento con salti, feste varie ecc. ecc.
Se non avete mai provato ad andare a correre con un cane ve lo consiglio vivamente.
Se, come me, siete tra quelli che generalmente non amano correre potreste trovare la cosa molto interessante.
E se non ho un cane? penserà qualcuno. Se non avete un cane potere farvelo prestare per andare a correre. Il suo padrone ve ne sarà riconoscente: il cane fa esercizio e rimarrà calmissimo per quasi tutto il resto della giornata.
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