Dimmi come sei e ti dirò qual è il tuo percorso di crescita

Alcune scuole di pensiero, in ambito sviluppo personale, sostengono che, in parole molto semplici, qualunque cosa tu voglia fare la puoi fare e, sopprattutto chiunque può fare ciò che vuole se ci mette abbastanza impegno e motivazione.

Altri approcci, che preferisco, puntano invece maggiormente sulle peculiarità specifiche di ciascuno di noi, le personali caratteristiche vincenti che ci rendono tanto diversi gli uni dagli altri e che, soprattutto, possono renderci più o meno “adatti” a svolgere determinate attività piuttosto che altre.

In questo secondo contesto si collocano i modelli e gli strumenti di valutazione degli assessment. In particolare riscontrano parecchio successo  alcuni questionari  (la parola è decisamente riduttiva) che restituiscono un profilo delle caratteristiche di chi li compila.

In passato ho sempre guardato con un certo scetticismo questionari e strumenti simili; tuttavia ho avuto modo di sperimentarli e testarli in prima persona e sono convinto che possano essere ultili sotto diversi punti di vista.

L’assessment è uno strumento utile per la selezione e la gestione del personale, la misurazione delle performance, l’analisi del team e l’individuazione delle eventuali aree che necessitano di un intervento di formazione e/o coaching.

In particolare i due strumenti che ho provato in prima persona si chiamano Success Insights e Facet5; in entrambi i casi ho trovato attendibili e verosimili i profili che ne sono emersi; sia personalmente sia per le persone con cui ho poi lavorato.
Non si tratta infatti di un semplice questionario che ti colloca in un limitato numero di profili possibili dopo una rapida classificazione. Alle domande si risponde attraverso un software che incrocia diversi dati, incluso il tempo di risposta ad ogni domanda. Per ciascuna  delle carratteristiche tracciate dallo strumento viene fornita una chiave di lettura ed un possibile percorso di crescita/miglioramento personale.

Il test rileva le caratteristiche comportamentali più frequenti della persona; sulla base di queste analisi suggerisce le reazioni possibili nelle diverse situazioni e, di conseguenza, l’attitudine a svolgere determinate mansioni rispetto ad altre.
Una possibilità interessante è quella di incrociare più profili in modo da misurare la compatibilità di più persone. No, non si tratta di un test sulle affinità elettive ;-) Semplicemente è possibile evidenziare i punti di forza e le criticità di un team in base alle caratteristiche specifiche delle persone che lo compongono. Se il team è già rodato probabilmente i risultati del test non forniranno grandi rivelazioni; l’analisi serve piuttosto a chiarire e a spiegare le dinamiche che si ripropongono fornendo, anche in questi casi, spunti interessanti per un possibile miglioramento.

Se vuoi avere qualche informazioni in più su te stesso, su quale lavoro fare, su come migliorare le tue performace e/o quelle del tuo team l’assessment è sicuramente un punto di partenza affidabile ed efficace.

Scrivimi se vuoi avere maggiori informazioni in merito.

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Come raggiungere il massimo
Zig ZiglarLeggi la recensione

Come si può imparare ad essere un buon leader?

Nei lontani anni settanta il sig. J Sterling Livingston, professore alla Harvard Business School, già si chiedeva se la leadership fosse qualcosa che si potesse imparare sui banchi di scuola.
Iniziò a studiare e a ricercare le corrispondenze tra la preparazione formale e la leadership  realmente espressa dai manager e individuò un set di abilità comuni ai leader di successo studiati nella sua ricerca:

1. Capacità di prendere buone decisioni
2. Capacità di individuare i problemi

3.  Capacità di scovare le opportunità

4. Stili personali di leadership

Se sviluppi le tua capacità in queste quattro aree, sostiene il Prof., puoi acquisire la capacità di guidare le persone, motivarle e ispirarle.

CAPACITA’ DI PRENDERE BUONE DECISIONI

Persone abili nel prendere decisioni e problem solver efficaci non sono difficili da trovare, eppure i leader sono molto più rari.  Ciò che differenzia chi ha le caratteristiche per essere un leader, sostiene Livingston, è l’aver abbandonato l’idea di poter pendere la decisione perfetta. I leader di Livingston sanno affrontare un problema e prendere una decisione con la consapevolezza che sapranno solo dopo se si tratta di una buona decisione oppure no.

I leader efficaci sanno essere molto pragmatici e prendono la decisione migliore in base a ciò che deve essere fatto. Sono quindi in grado di analizzare velocemente le situazioni di volta in volta e di prendere la decisione con la più alta probabilità di successo.

Sanno che una decisione non è solo il risultato di un processo razionale, ma anche emozionale. Inoltre sanno come prendono le decisioni, sanno quando è necessario prendere più tempo per pensare, quando serve coinvolgere il proprio team e quando invece la decisione spetta solo a loro.
INDIVIDUAZIONE DEI PROBLEMI

I leader sono proattivi, non si limitano a risolvere i problemi che vengono loro sottoposti, ma sono in grado in individuare i possibili rischi, i problemi nascosti, prima che si manifestino. Sono inoltre attenti nel valutare le eventuali conseguenze negative derivanti da decisioni e cambiamenti prima di metterli in atto. Anche in questo caso a volte si tratta più di intuito che di una vera e propria analisi, ma permette comunque loro di affrontare il problema in anticipo.

RICERCA DELLE OPPORTUNITA’

Come afferma Peter Drucker “La domanda non è come fare le cose bene, ma come trovare le cose giuste da fare e poi concentrare sforzi e risorse su quelle“.

I leader di successo sono constantemente alla ricerca del modo per ottenere di più con il medesimo sforzo.
STILI DI LEADERSHIP

Puoi scovare le opportunità ed individuare i problemi in anticipo, ma se non sei in grado di ispirare e motivare le persone ad agire difficilmente potrai ottenere risultati come leader.

Livingston sostiene che non esiste uno stile che ognuno possa usare in ogni situazione; i leader più efficaci lo sanno e sono in grado di adattare il loro approccio quando necessario. In ogni caso ciascuno di loro sviluppa il proprio stile in base alla propria personalità per essere sempre autentico e sincero. E’ inoltre importante essere in prima persona fonte di ispirazione, con il tuo esempio, le tue parole e la tua vision.

Buona parte della tua efficacia è data dalla tua capacità e volontà di assumenrti le responsabilità; dalla coerenza delle tue azioni e dal tuo impegno nel creare relazioni aperte e trasparenti con il resto del team.

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Stabilisci le condizioni accettabili

Parlando di obiettivi, sogni, risultati da raggiungere si parla solitamente anche del “prezzo da pagare” per ottenere ciò che vogliamo.

Il prezzo da pagare è lo sforzo, l’impegno richiesto o i sacrifici ipoteticamente necessari per raggiungere i nostri obiettivi.

Se, ad esempio, hai deciso di laurearti il prezzo da pagare sarà rappresentato dai costi di iscrizione, libri e materiale vario; dalle ore che dedichi allo studio anzichè ad altro, dalle giornate per seguire le lezioni e per sostenere gli esami e così via.

Alcune carriere professionali richiedono invece, a chi decide di seguirle, un prezzo da pagare in termini di ore di straordinari, spostamenti e trasferte, formazione ed autoformazione.

Il prezzo da pagare può quindi essere di tipo economico in senso stretto, oppure di tipo emozionale, o in termini di relazioni o scelte legate a come impieghiamo il nostro tempo.

Difficilmente si tratta di veri e propri sacrifici, tutt’altro (è possibile essere talmente centrati da non avere nemmeno i problemi, figuriamoci i sacrifici ;-) )

Per ottenere ciò che vogliamo realmente esiste semplicemente una strada da percorrere, facile o difficile che sia. L’attenzione dovrebbe essere rivolta al punto di arrivo ed eventuali aspetti negativi vengono preventivati in anticipo e accettati come parte del processo.

In alcuni casi le persone stabiliscono in modo implicito le condizioni per loro accettabili (= il prezzo che sono disposte a pagare) in modo quasi automatico.

E’ il caso ad esempio di quelle persone che non sono per nulla soddisfatte del lavoro che svolgono ma, piuttosto di affrontare il rischio di cambiare e tutte le possibili conseguenze del caso (l’ipotetico prezzo da pagare), decidono di non operare cambiamenti. Rimanendo su quest’ultimo esempio una parte di queste persone parla addirittura di scelte obbligate, si sente costretta a fare il lavoro che fa.

In realtà , in linea assolutamente teorica, potrebbero scegliere in qualsiasi momento di licenziarsi ma rischierebbero di trovarsi in una situazione ancora peggiore. Percepire un prezzo così alto a volte ci fa sembra come obbligate alcune scelte.

Lo stesso meccanismo è presente anche in situazioni meno macroscopiche e relative alla vita di tutti i giorni.

Esiste una serie infinita di condizioni che ciascuno di noi ritiene accettabili, probabilmente perchè le considera (a torto o a ragione) il prezzo da pagare per ottenere qualcosa di importante. ciò che consideriamo accettabile diventa spesso anche normale ed entra far parte della nostra routine.

può capitare allora che la routine giochi a nostro sfavore e ci impedisca di ottimizzare i nostri risultati.
Se, ad esempio, per te è normale o accettabile che il tuo lavoro occupi la quasi totalità  della tua giornata, oppure semplicemente è accettabile rimanere in ufficio fino a tardi è molto probabile che queste condizioni si verifichino spesso, ma non sempre a fronte di una reale necessità .

Oppure ancora per alcune persone è accettabile mancare di rispetto al proprio partner o i propri collaboratori; per altri è normale subire questo genere di comportamento. Non sto dicendo che venga fatto con piacere (sarebbe masochismo) ma che viene tollerato come una sorta di male necessario (ma necessario a cosa? o a chi?)

Il motivo per cui queste situazioni accadono è che ci sono le condizioni favorevoli a crearle, è come se lasciassimo uno spazio che può essere riempito in questo modo.

Ora, cosa accadrebbe se tu decidessi a priori quali sono le condizioni per te accettabili? e se riufiutassi categoricamente tutto ciò che non rientra in queste condizioni?
Con un minimo di disciplina quando decidi di rispettare le condizioni che tu stesso ti poni sarai necessariamente obbligato a pensare e ad agire in un modo diverso. Anche in questo caso ci sarà un prezzo da pagare ma sarà veramente quello giusto (per te, ovviamente).

Ti faccio un esempio.

A volte alcuni miei clienti lamentano che troppo spesso si riducono a sbrigare lavori all’ultimo momento con conseguente pressione e stress. Decidere di non accettare pi๠questa situazione significa, piuttosto che lavorare in urgenza, non consegnare il lavoro nei tempi previsti. Quasi sempre chi decide di seguire questa seconda possibilità  paga un prezzo molto alto, ma impara la lezione! ;-)

Quando decidi di non lavorare pi๠in urgenza (a costo di non rispettare le scadenze, cosa che ovviamente non vuoi fare) metti in atto una serie di meccanismi che prima non prendevi nemmeno in considerazione e, guarda il caso, le emergenze saranno molte meno (rimangono solo quelle “fisiologiche”).

Decidi quindi entro quali condizioni vuoi muoverti; spesso definire delle condizioni diverse e vincolanti ci porta realmente ad ottenere risultati diversi, migliori, che rispecchiano maggiormente la nostra vera identità .

Le condizioni per te accettabili definiscono il tuo standard e la qualità  della tue relazioni, della tua soddisfazione personale e del tuo lavoro.

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Le vostre zone erronee Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
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I personaggi fantastici dei formatori

Alcuni formatori hanno l’abitudine di popolare i propri corsi con storie di personaggi reali, fantastici o romanzati.

Esempi inconsapevoli di comportamente virtuosi, protagonisti di situazioni istruttive o semplicemente comiche e divertenti questi personaggi diventano spesso un marchio caratteristico del formatore che li anima.
Chi ha partecipato ai miei corsi (ma anche i lettori del blog), ad esempio, conosce ormai molto bene la piccola Morgana,  la mia pelosissima coach a quattro zampe di cui mi servo spesso per ingrandire e semplificare alcune dinamiche che, con le dovute proporzioni, troviamo anche tra i bipedi.
Anche il mio fratello gemello è spesso citato qua e là.

Per quanto riguarda gli eroi di altri ricordo con affetto Cecilia, la nipotina del mio professore di economia politica, l’unica bambina di tre anni in grado di capire al primo colpo (così si narrava) le spiegazioni di nonno Carlo.
Nel bassanese invece si parla ancora di un certo Calogero che, fatta la sua comparsa diversi mesi fa, è rimasto nei cuori e nei racconti dei corsisti che lo hanno conosciuto.

A Vicenza e provincia spopola una certa Silvia, esempio eterno della gestione dello stato.

E che dire della mitica nonna di Piernicola?

Sempre di moda sono anche le scimmie, nella versione di Oncken oppure anche nell’accezione bardolliana.

Chissà quali nuovi personaggi ci porterà il 2009…
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Figure emblematiche di un passato antichissimo nell’esperienza quotidiana
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Aumenta il prezzo per vederci meglio!

Ho sempre pensato di avere una strana attrazione per le cose care: una specie di istinto che, in mezzo ad oggetti  più o meno simili (ad esempio capi di abbigliamento) mi spinge a scegliere quello più costoso.

Alcuni ricercatori dell’ Università della California a San Diego hanno recentemente pubblicato uno studio che dimostra come in effetti l’associazione di un valore di ricompensa a un oggetto fa sì che le informazioni sensoriali provenienti da esso siano elaborato con molto più “vigore”, e questa caratteristica è particolarmente marcata per le informazioni visive.

In parole povere quando guardiamo un oggetto caro/costo, o comunque che percepiamo di valore alto, i nostri sensi sono più acuti e vediamo meglio l’oggetto in questione.

Quando un oggetto è stato considerato di valore in precedenza, per esempio se per averlo sono stati sborsati parecchi soldi, il sistema visivo lo rappresenta in modo più forte“, osserva John Serences, capo del gruppo di ricerca.

L’aspetto interessante della ricerca è che gli effetti descritti hanno inizio già a partire dalla percezione sensoriale (la vista) ancora prima di interessare le funzioni cognitive.
Non so cosa che ne pensiate voi, ma immagino che questo tipo di reazioni “a vista” abbiano interessanti risvolti in ambito commerciale… ;-)

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“Per loro il trauma è doppio, erano davvero convinti di essere onesti”

Il titolo del post di oggi è preso da un giornale locale che stavo leggendo questa mattina mentre facevo colazione; potrebbe essere adatto a diverse delle storie/storiacce e degli episodi della cronaca nazionale recente, ma non è di questo che voglio scrivere.

Questa citazione mi fa infatti pensare ad una domanda ricorrente che mi pongo quando osservo chi, probabilmente partendo da buone intenzioni, reca danno alle persone che ha attorno con comportamenti che dovrebbero invece essere utili e funzionali. La domanda è: “ma se ne rendono conto oppure sono realmente convinti di fare una cosa positiva?
Quello natalizio è inoltre un momento particolarmente fertile per salvatori e brave persone armate di buone intenzioni: danno consigli, si attivano nei confronti del prossimo, diffondono messaggi positivi e motivazionali.

Ma positivi per chi? chi può essere sicuro di sapere cosa è giusto per un’altra persona e spingerla in una direzione piuttosto che un’altra?

E’ abitudine diffusa, tra formatori, guru, predicatori e affini, quella di suggerire ai propri clienti cosa è giusto e cosa non lo è, e qui mi chiedo: “sono davvero convinti di essere onesti mentre fanno questo?

Io non posso sapere cosa è giusto per te, qual è la cosa migliore da fare o la decisione migliore da prendere; nessuno può sostituirsi a te nel decidere chi sei, cosa vuoi e cosa è veramente importante per te (nemmeno tua moglie, tuo marito e men che meno il tuo capo! ;-) )
Eppure qualche volta è così difficile conosce la risposta a queste domande perchè anni di condizionamenti ed ipnosi subite semplicemente ti impediscono di levarti di dosso tutto quello che non hai deciso tu di indossare.

Come sarebbe invece se tu imparassi a farlo e condizionassi questa abilità in tutto il nuovo anno?

Quali risultati potresti ottenere se l’unica persona a darti i consigli giusti in ogni momento fossi tu?

Ti piacciono i segreti?

Se ti piacciono i segreti non puoi perderti “The Secret of the Web”, la versione italiana del famoso “The Secret”.
Da mesi ormai non si parla d’altro in rete, diverse anticipazioni ci hanno permesso di sbirciare dentro questo nuovo prodotto, clicca sull’immagine qui sotto e scopri tutti i dettagli: 

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Esiste un sottile (quasi invisibile, ma importantissimo!) “motivo conduttore” nella storia di molte persone di successo, che sono riuscite a conciliare nella propria vita la prosperità e la felicità.

Questo segreto ha il potere di trasformare la vita di chi lo conosce.

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Mappe mentali nei corsi di formazione/aggiornamento professionale

A pochi giorni dal termine dell’ultimo corso di apprendimento tenuto a Milano ho ricevuto la mail di una partecipante, che di mestiere fa il promotore finanziario, entusiata delle mappe mentali.

Mi ha autorizzato a pubblicarla e lo faccio volentieri:

“ciao claudio!
sono a roma per un corso di tre giorni, in un aula con 23 colleghi, un docente bello incravattato etc…
corso obbligatorio per mantenere la certificazione efa (importantissima per il mio lavoro).
prima di iniziare ero già  annoiata…idea: provo ad usare le mappe!
risultato perfetto:
il docente che mi vede colorare incuriosito mi chiede cosa stessi facendo, gli ho spiegato in modo abilmente vago che stavo schematizzando la sua lezione…fighissimo inizia a spiegare facendo degli schemini anche lui! …non belli come la mia mappa ma è un inizio…
la macroeconomia l’ho studiata in tanti modi e la conosco molto bene…con le mappe è anche divertente!
grazie!
e complimenti…”

Se vuoi imparare anche tu ad utilizzare le mappe mentali scrivimi (e visita questo sito: BusyPeople.it)

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Come utilizzare il più potente strumento di accesso alle straordinarie capacità  del cervello per pensare, creare, studiare, organizzare…
Tony e Barry Buzan

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Meno fai meglio é

Meno sai meglio é” è un adagio che alcuni miei colleghi che tengono corsi di apprendimento tendono a ripetere per liberare gli studenti dalla sindrome del “devo sapere assolutamente tutto altrimenti mi bocciano“.

Per quanto riguarda il miglioramento personale penso sia un po’ la stessa cosa: non solo meno sai meglio è, ma anche meno fai meglio è.

In questi anni ho incontrato spesso persone molto preparate, appassionati di tecniche di sviluppo personale che hanno sviluppato un bagaglio di competenze molto ricco e variegato. Quando si tratta di ottenere un risultato diverso (in termini pratici e/o emozionali) possono scegliere tra molteplici tecniche per potenziare azioni e intenti in funzione del risultato voluto: sfruttare la fisiologia, picchiettare punti vari, ristrutturare convinzioni e alterare sottomodalità, persino autoipnotizzarsi!  C’è una frase emblematica che esprime chiaramente a cosa mi sto riferendo: quando queste persone indentificano una propria area di miglioramento le sentirete dire “ci devo lavorare su

Per alcuni tante più tecniche conoscono tanto più complicata é la soluzione ad ogni sfida che affrontano (tanta fatica per studiare dovrà poi servire a qualcosa no? ;-) )

Ora, è piuttosto evidente che, per esempio, se per essere ok
devi prima aumentare le tue conoscenze per sapere cosa non ti fa sentire ok
e poi continuare ad apprendere per scoprire quali tecniche ti permettono di sentirti ok
e infine lavorarci su per sentirti ok, secondo me, c’è qualcosa che non va, o no?!?!

(se ti ho incasinato abbastanza rileggi pure l’ultimo paragrafo ;-) )

Considerato che il nostro stato naturale è ok (o di gioia, equilibrio, sereno, in poche parole figo) se per sentirti veramente bene devi fare troppe cose probabilmente hai scelto la strada sbagliata.

Una volta compreso, interiorizzato e applicato quanto descritto (sembra semplice, in realtà è un salto quantico) ottenere risultati è facile, divertente, armonico.

Singolare vantaggio/svantaggio: le mie sessioni di coaching sono sempre più brevi!!! ;-)

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Ricchi e felici lavorando 10 volte di meno
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Esiste solo una direzione: avanti!

Sul diario di bordo di Alex Bellini di qualche giorno fa ho letto qualcosa che mi ha abbastanza impressionato e fornito uno spunto per una piccola riflessione.
Sott´acqua il primo pensiero è stato quello di ripararmi la testa da possibili botte e svenimento quindi, dopo un paio di secondi di apnea sono riemerso dall´acqua proprio sotto la barca capovolta. Per un momento ho pensato che quella era proprio la fine e cosa peggiore è che non potevo accedere alla cabina né per attivare l´EPIRB né per fare una telefonata. Era la fine e stop. [...]
A due giorni di distanza tutto e´ ritornato alla normalità. Questo è uno degli aspetti positivi dello stare in barca:qualunque cosa accada, anche la più brutta, non c’è tempo per piangersi addosso, bisogna riprendere la via di casa il prima possibile lasciandosi le disavventure alle spalle
“.

Alex rischia tutto da solo in mezzo all’oceano e dopo solo due giorni si lascia tutto alle spalle perchè, di fatto, non ha altre alternative possibili se non quella di continuare a muoversi nella direzione che ha scelto.

E tu, quanto tempo ti concedi solitamente prima di riprendere la tua strada dopo essere stato fermato?

Ciascuno di noi vive solitamente in situazioni molto più protette e comode (per fortuna! ;-) ) ma che possono rendere lenta e meno probabile una reazione rapida e decisiva per uscire da ricordi improduttivi.

Ogni volta che indugiamo in ricordi (spiacevoli e non); rimpianti e nostalgie stiamo vivendo in un mondo che nella realtà non esiste (più). Il concetto è  magistralmente sintetizato nelle parole del saggio Maestro Oogway:

Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente!

Avanti tutta! Avanti tutta!
Capire il presente per superare le difficoltà del passato
Jesse Stoner

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