Nessuno puo’ rivelarvi nulla
se non cio’ che già si trova
in stato di dormiveglia
nell’albeggiare della nostra conoscenza.
L’insegnante che avanza
nell’ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente.
“Il profeta” Kahlil Gibran
read comments (0)Cari lettori, sono in partenza!
“E chi-se-ne….!” avrà pensato qualcuno leggendo
Giusto, ma se non vedete più post nei prossimi giorni è perchè sarò in viaggio lontano lontano…. e non so quante occasioni (o voglia
) avrò per aggiornare il blog.
Non disperate, ci si riprende a fine gennaio.
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Ci sono le carte, un dado, un tabellone di gioco, le pedine e i punteggi. Il Gioco della Trasformazione® è un vero e proprio gioco di ruolo… anche se decisamente particolare.
Per una singolare casualità le dinamiche del gioco ripropongono continuamente ai partecipanti dinamiche reali della nostra vita; gli ostacoli da affrontare, le consapevolezze derivanti dai momenti di crescita, i momenti dolorosi e quelli di gioia (per non parlare dei miracoli, e che miracoli!!!
).
Ogni partecipante gioca il proprio gioco nel proprio percorso individuale eppure è inevitabile non interagire con il resto del gruppo. Gli altri giocatori a volte ci rispecchiano, a volte ci ispirano (più o meno consapevolmente) a volte seplicemete giocano con noi.
Straordinario e fondamentale è stato anche il contributo della nostra facilitatrice, Isabella Popani, che ha guidato, spiegato e arricchito tutta l’esperienza.
Il tutto nel clima tipico di quando ci si siede attorno ad un tavolo tra amici; quasi sempre sereno e rassicurante.
Sono rimasto spesso sorpreso dell’incredibile precisione con cui si sono susseguite una serie di coincidenze, schemi ripetuti e intuizioni a volte disarmanti per la loro chiarezza, altre volte inaspettati, altre volte ancora totalmente naturali.
E’ difficile spiegare cosa siano stati per me queste due giornate di gioco; sicuramente un’esperienza nuova e diversa, sorprendente, molto introspettiva, profonda, spirituale…
Più passano i mesi più apprezzo una serie di cose della nuova città… ad esempio?
Ad esempio oggi, mentre compravo alcune camicie, ho scoperto che il prossimo week-end ci sarà la terza edizione di una manifestazione mooolto interessante, già il nome promette bene: CioccolandoVI.
CioccolandoVI è dedicata interamente alla promozione e vendita dei prodotti ottenuti dalla lavorazione del cacao di qualità. Per tutto il fine settimana ci saranno alcuni stand distribuiti nel centro città con una ricca squadra di Maestri Cioccolatieri pronti a soddisfare la curiosità (e la golosità) dei passanti.
Per una strana coincidenza ho dedicato tutto i week-end di ottobre alla MIA formazione ed anche il prossimo sarò corsista per tre giorni.
Ma la fortuna non mi lascia mai: oltre a CioccolandoVI ci sarà anche la notte bianca in questa inesauribile piccola città; così, dopo un sabato di formazione mi dedicherò ad un sabato sera di degustazione!
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Se siete dei mezzi fanatici del ballo, di quelli che basta che ci sia un po’ di musica per iniziare a ballare, di quelli che vanno a ritmo anche con la suoneria del cellulare allora, molto probabilmente, non vi siete mai persi tutti i film del genere (”Dirty Dancing” in testa: opera cardine nella maturazione di tutti noi ballerini mancati e non).
Alla sfilza di dance movies si è da poco aggiunta la riedizione di un altro classico “Grasso è bello” (Hairspray).
A differenza della prima versione cinematografica il fillm che trovate al cinema in questi giorni è quasi interamente ballato e cantato e non a tutti potrebbe piacere (come dicevo è necessario rientrare nella categoria sopra descritta).
Secondo me è assolutamente da vedere!
Ambientazione anni cinquanta; musiche stupende, balletti in strada come in Blues Brothers e, udite udite, John Travolta è tornato a ballare e cantare! (vi ricordate “Grease”, giusto per rimanere in tema di capelli? solo che qui è un po’ diverso…).
Sono in viaggio verso casa dopo un corso nella lontana Campobasso.
Nove ore di viaggio, un pullman e tre treni sono un’ottima occasione per riposare, leggere, e aggiornare il blog (anche se in questo momento l’imbecille di turno si è acceso una sigaretta, nemmeno la prima classe dell’Eurostar è immune da questi elementi al di sopra di ogni regola…).
Settembre si chiude, lavorativamente parlando, con una settimana piuttosto impegnativa.
Ho avuto l’opportunità di tornare a Milano per un paio di giorni, rivedere qualche amico e, soprattutto, rivivere il caos della grande città. Sento spesso tanti luoghi comuni su noi milanesi: andiamo, (dove?) sempre di fretta; camminiamo anche sulle scale mobili, lavoriamo tantissimo, abbiamo la nebbia e il traffico… che dire, tutto vero no?
Il corso tenuto a Milano, un public speaking per una ventina di persone di una grossa società di distribuzione, è stato molto in linea con lo stile della città.
Contesto tipicamente aziendale: badge magnetici per aprire ogni porta, lunghissimi open-space; sale e salette riunioni, una grande sala iper-attrezzata per il nostro seminario, rumore dei tacchi attutito dalla moquettina; tailleur, abitini e moltissime cravatte (soprattutto cravatte).
Qualche corsista mi ha chiesto subito chiarimenti sugli orari “sai, preferirei non finissimo troppo tardi oggi…” fin qui tutto regolare (anche se di fatto gli orari del corso poi non cambiano:-D). Solitamente mi informano che “ho la figlia che esce da scuola” oppure “inizia un corso nuovo in palestra” oppure ancora “ho invitato alcuni a mici a cena”.
In questo caso la motivazione è stata un po’ diversa: “ci tengo molto al corso, ma poi continuo a lavorare” e così è stato!
Non solo a fine giornata, ma ad ogni pausa i laptop (necessari per le simulazioni durante il corso) si aprivano per permettere a queste persone straordinarie di ottimizzare ogni minuto della giornata lavorativa. Da una torretta posto al centro del ferro di cavallo si diramavano in tutte le direzioni i cavi per l’alimentazione e i cavi di rete (minacciando l’incedere degli speaker durante le esercitazioni).
The business must go on!.. mi verrebbe da dire parafrasando una celebre canzone!
Inutile negarlo, mi sono sentito veramente a casa
Anche sel’argomento è un po’ di nicchia segnalo volentieri l’iniziativa di due amiche psicologhe (con specializzazione alla scuola di Palo Alto in California).
In viaggio insieme
Incontri di sostegno alla gravidanza e preparazione al parto
Il programma, già sperimentato con successo lo scorso anno, prevede cinque incontri durante la gravidanza e due successivi al parto.
Temi affrontati:
Pre partum:
- la gravidanza tra evento e significato: vissuti personali delle gestanti
- padri in attesa: comunicazione di coppia e partecipazione del partner
- dimensioni psicologiche implicate nella gravidanza: ansie, paure, sogni e rappresentazioni
- identità della futura mamma: donna, figlia, moglie e lavoratrice
- tecniche e strategie per vivere al meglio la gravidanza.
Post partum:
- depressione post partum e maternity blues
- cosa cambia?: riorganizzare la propria vita
- la nuova famiglia: rapporto con il partner e con altri figli.
Gli incontri si svolgeranno in gruppi da un minimo di quattro a un massimo di dodici partecipanti con cadenza quindicinale, e avranno durata di un’ora e mezza ciascuno.
I gruppi saranno condotti da psicologhe cliniche, specializzande in psicoterapia, e avranno inizio a settembre 2007.
Il luogo degli incontri verrà comunicato all’atto dell’iscrizione.
Per ricevere ulteriori informazioni potete compilare il form alla pagina contatti
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Sì, decisamente un gioco facile: sparando in un mucchio così ampio e vasto (sono veramente tanti
) può capitare di trovare conferme quando si ha un’opinione poco lusinghiera della categoria. Ma sarà poi un’idea corretta? Non credo…
Inoltre ho l’impressione che chi ama raccontare quanto inutili siano gli psicologi (o i medici, ecc.. ecc.. mettete la categoria che volete) spesso conosca ben poco del lavoro che svolgono.
Chi fosse interessato a saperne un po’ di più può leggere questo articolo.

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E’ noto ai più che non sfruttiamo completamente le potenzialità di quella massa grigia che abbiamo tra le orecchie.
Ma cosa accadrebbe se avessimo direttamente un cervello molto più piccolo, visto che comunque tutto non lo usiamo?
Magari ci comporteremmo come questo signore che, nonostante abbia un cervello grosso un decimo rispetto alla norma, non lo ha mai saputo e, di conseguenza, non ha mai vissuto la cosa come un problema!
(come quando si diceva che il calabrone vola solo perché ignora che, stando alla fisica, non sarebbe in grado di farlo)

