Sul diario di bordo di Alex Bellini di qualche giorno fa ho letto qualcosa che mi ha abbastanza impressionato e fornito uno spunto per una piccola riflessione.
“Sott´acqua il primo pensiero è stato quello di ripararmi la testa da possibili botte e svenimento quindi, dopo un paio di secondi di apnea sono riemerso dall´acqua proprio sotto la barca capovolta. Per un momento ho pensato che quella era proprio la fine e cosa peggiore è che non potevo accedere alla cabina né per attivare l´EPIRB né per fare una telefonata. Era la fine e stop. [...]
A due giorni di distanza tutto e´ ritornato alla normalità . Questo è uno degli aspetti positivi dello stare in barca:qualunque cosa accada, anche la più brutta, non c’è tempo per piangersi addosso, bisogna riprendere la via di casa il prima possibile lasciandosi le disavventure alle spalle“.
Alex rischia tutto da solo in mezzo all’oceano e dopo solo due giorni si lascia tutto alle spalle perchè, di fatto, non ha altre alternative possibili se non quella di continuare a muoversi nella direzione che ha scelto.
E tu, quanto tempo ti concedi solitamente prima di riprendere la tua strada dopo essere stato fermato?
Ciascuno di noi vive solitamente in situazioni molto più protette e comode (per fortuna!
) ma che possono rendere lenta e meno probabile una reazione rapida e decisiva per uscire da ricordi improduttivi.
Ogni volta che indugiamo in ricordi (spiacevoli e non); rimpianti e nostalgie stiamo vivendo in un mondo che nella realtà non esiste (più). Il concetto è magistralmente sintetizato nelle parole del saggio Maestro Oogway:
“Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente!”
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Avanti tutta! Capire il presente per superare le difficoltà del passato Jesse Stoner |
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