La riprova sociale, in coda e al semaforo

Uno dei mezzi più immediati usati per decidere cosa sia meglio fare in situazioni di incertezza è scoprire cosa gli altri reputino opportuno fare ed imitare il loro comportamento.
E’ il principio della riprova sociale, descritto molto bene da Robert Cialdini nel suo libro “Le armi della persuasione“: quanto maggiore è il numero di persone che trova giusta una qualunque idea, tanto più giusta è quell’idea [...] Nella folla tra l’altro è come se la responsabilità si diluisse. Siamo tutti responsabili e quindi nessuno è responsabile in particolare.

La scorsa settimana ho potuto osservare due esempi molto “simpatici” del principio sopra descritto:

1. La coda. Causa ennesimo incidente sulla famigerata A4 ho cercato percorsi alternativi nelle campagne tra Bergamo e Brescia. Come è facile immaginare molti altri automobilisti hanno scelto la medesima alternativa e ci siamo ritrovati incolonnati ad ogni semaforo rosso fuori dall’autostrada.
Di tanto in tanto qualche automobilista impaziente decideva di lasciare la fila per fare inversione e tornare sui propri passi.
Il più delle volte rimaneva un caso isolato, ma se almeno un altro paio di automobilisti seguiva il suo esempio si scatenava una specie di inversione a “U” collettiva di autisti pronti a scommettere, pare, che fosse la scelta migliore.

2. Il semaforo. A Milano, mentre aspetto un tram nella trafficatissima via Larga, un ragazzo non vedente attraversa un passaggio pedonale (a semaforo quasi rosso) con passo svelto e deciso, aiutandosi, si fa per dire, con il solo bastone bianco.
Una piccola folla di persone, chi fermo al semaforo, chi in attesa del tram, osserva con curiosità (e un po’ di apprensione) il ragazzo che continua spedito l’ultimo tratto di attraversamento (intervallato da un marciapiede al centro della strada) nonostante il semaforo stia per diventare rosso.
Nessuno interviene, tutti aspettano di vedere cosa succede.
L’unico a prendere l’iniziativa è un signorone che, senza spostarsi di un centrimetro dalla sua posizione, inveisce contro un altro dei presenti intimandogli di aiutare il ragazzo (chissà poi perchè non ci ha pensato lui…)
Ammetto di essermi lasciato condizionare dall’immobilismo generale e di essere rimasto anche io a “vedere cosa stava accadendo”; poi il passo sempre più veloce del ragazzo ha fatto sì che la paura predesse il sopravvento e mi sono avvicinato: “volevo vedere se riuscivo a passare” mi ha risposto, anche un po’ scocciato per non esserci riuscito in tempo! ;-)

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Come e perchè si finisce col dire di sì
Robert B. Cialdini

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5 thoughts on “La riprova sociale, in coda e al semaforo

  1. A me capita spesso di notare questa cosa al semaforo: se è rosso ma non ci sono macchine in transito, tutti tentennano guardandosi intorno e valutando l’oppportunità di attraversare o meno, ma appena il primo attraversa viene seguito da uno stuolo di persone!

    Per quanto riguarda il secondo esempio ho una vaga reminiscenza dall’esame di psicologia sociale che ho preparato anni e anni fa: la memoria potrebbe ingannarmi ma ricordo si parlava di “Genovese Effect”, mutuando il nome da una ragazza, Katrin Genovese, che era stata accoltellata per strada in una città degli USA davati alla folla immobile econtagiata dall’immobilismo altrui.

    Nonostante lei chiedesse aiuto, nessuno era andato in suo soccorso: il consiglio dell’autore era di non limitarsi a chiedere aiuto in generale, ma di puntare una persona in particolare e di rivolgersi esplicitamente a lui (“scusi signore con gli occhiali rossi, mi aiuti!) :-)

  2. E’ verissimo quello che racconti del semaforo! anzi, a volte è quasi pericoloso: se l’ardito/a di turno “brucia” il semaforo a piedi passando col rosso spesso viene seguito da altri imitatori anche se a quel punto arrivano le auto e non c’è tempo per passare…
    L’episodio della povera Katrin è in effetti un “classico” per spiegare il principio di reciprocità

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