Come organizzare riunioni efficaci

Riunioni e meeting possono essere uno strumento efficace ed indispensabile per la performance di un team come anche, e temo valga nella maggior parte dei casi, una dispendiosa ed inutile perdita di tempo.

Molto spesso il mio ruolo durante gli incontri mensili nelle aziende con cui lavoro consiste proprio nell’assicurare il corretto svolgimento della riunione garantendo uno scambio di opinioni e proposte sincero, appassionato e costruttivo.

Non è impresa facile! L’efficacia di una riunione è data da diversi fattori incluse le abilità  specifiche nell’ottimizzarla dei singoli partecipanti (o di un eventuale facilitatore appositamente ingaggiato).

Pur premettendo che l’elenco non sarà  esaustivo né sufficiente a garantirti il massimo dei risultati, voglio proporti una sorta di check-list da utilizzare in fase di organizzazione della riunione: una buona preparazione, infatti, puಠincidere positivamente su quello che sarà  l’esito finale dell’incontro.

1. Stabilisci a priori il criterio che definirà  il successo della riunione.

Cosa vuoi ottenere esattamente? Nuove idee? comportamenti e azioni diverse? alzare (o abbassare ;-) ) il morale dello staff? oppure avere persone attente e puntuali sarebbe già  un buon risultato? In poche parole, cosa deve essere accaduto,  entro la fine della riunione, per poterti far affermare con certezza “sà¬, è stata una riunione efficace“?
2. Trova un luogo adeguatamente isolato

Non serve necessariamente rinchiudersi in un eremo a svariati chilometri dal tuo ufficio (anche se in effetti è un valido aiuto): basta una stanza con una porta che possa rimanere chiusa e qualcuno incaricato di filtrare tutte le comunicazioni che potrebbero disturbare l’incontro. Assicurati che ogni partecipante comunichi chiaramente ai potenziali “disturbatori” di essere reperibile solo durante le pause.
3. Pianifica lunghe pause

Pause lunghe e regolari preannunciate all’inizio della riunione ti permetteranno di pretendere maggiore disciplina dai partecipanti: telefoni e computer devono rimanere spenti! Interrompendo ogni due ore circa l’incontro anche la persona pi๠ansiogena e vincolata dall’operatività  pi๠fitta potrà Â  sbrigare mail e telefonate nelle pause per poi concentrarsi nuovamente sulla riunione.

4. Assicurati che partecipino le persone giuste

In base all’argomento trattato valuta di volta in volta se coinvolgere qualche persona in pià¹, magari perchè partecipa dirattamente nelle attività  in oggetto o è molto preparata su un tema specifico. Vale anche il contrario: se pensando ai partecipanti previsti ti accorgi che qualcuno di loro non è minimamente coinvolto dagli argomenti all’ordine del giorno (se non per il fatto che lavora nella stessa azienda) liberalo da questa incombenza e mandagli semplicemente un resoconto fatto bene.

5. Comunica in modo chiaro e preciso gli obiettivi dell’incontro e l’ordine del giorno

Ti servirà  per stabilire la gerarchia e la priorità  degli argomenti, aiuta i partecipanti a focalizzare l’attenzione sui temi della riunione (soprattutto se comunicando l’ordine del giorno chiedi di preparare analisi o relazioni) e, stampato ed esposto durante la riunione, ti permetterà  di riportare la discussione sui binari corretti qualora si divagasse.

Osservare queste indicazioni puಠcreare le premesse per un meeting funzionale ed efficace; nella pratica ogni riunione è diversa dall’altra e rendere ciascun incontro un momento di valore richiede pratica ed esperienza.
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…e poi non dire che non eri stato avvertito
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Sprigiona! Sprigiona!

Torna in Italia, dopo più di dieci anni dalla sua prima e unica venuta nel Belpaese, uno dei nomi più noti e famosi nel campo della formazione.

Tra le cose che più mi affascinano della carriera di Anthony Robbins, non chiedetemi perchè, è il fatto che risulti essere stato coach personale di 3 Presidenti Usa: avrà fatto camminare anche loro sui fatidici carboni ardenti? ;-) e, soprattutto, che effetti potrebbe avere con un presidente del consiglio nostrano?!?! :-D

Comunque, battute a parte, l’evento sta già riscuotendo molta attenzione, soprattutto grazie al lavoro di Hi-Performance, società che lo produce.

Ti invito quindi a raccogliere maggiori informazioni segnalandoti anzitutto il sito ufficiale dove potrai anche scaricare l’e-book gratuito  “Momentum“; inoltre, se hai qualche minuto da investire e vuoi conoscere la storia di questo personaggio unico, trovi una sua biografia su YouTube (non farti impressionare dalle pettinature e dal singolare modo di muoversi sul palco che aveva qualche anno fa ;-) ).

Robbins, nella sua vasta fama e popolarità, vanta anche una schiera di detrattori. Tuttavia rimangono indiscusse la sua straordinaria capacità comunicativa e l’incredibile successo e visibilità delle sue attività. Come formatore ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un modello di eccellenza per moltissimi professionisti in tutto il mondo che ne ricalcano le orme e lo stile.

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Dimmi come sei e ti dirò qual è il tuo percorso di crescita

Alcune scuole di pensiero, in ambito sviluppo personale, sostengono che, in parole molto semplici, qualunque cosa tu voglia fare la puoi fare e, sopprattutto chiunque può fare ciò che vuole se ci mette abbastanza impegno e motivazione.

Altri approcci, che preferisco, puntano invece maggiormente sulle peculiarità specifiche di ciascuno di noi, le personali caratteristiche vincenti che ci rendono tanto diversi gli uni dagli altri e che, soprattutto, possono renderci più o meno “adatti” a svolgere determinate attività piuttosto che altre.

In questo secondo contesto si collocano i modelli e gli strumenti di valutazione degli assessment. In particolare riscontrano parecchio successo  alcuni questionari  (la parola è decisamente riduttiva) che restituiscono un profilo delle caratteristiche di chi li compila.

In passato ho sempre guardato con un certo scetticismo questionari e strumenti simili; tuttavia ho avuto modo di sperimentarli e testarli in prima persona e sono convinto che possano essere ultili sotto diversi punti di vista.

L’assessment è uno strumento utile per la selezione e la gestione del personale, la misurazione delle performance, l’analisi del team e l’individuazione delle eventuali aree che necessitano di un intervento di formazione e/o coaching.

In particolare i due strumenti che ho provato in prima persona si chiamano Success Insights e Facet5; in entrambi i casi ho trovato attendibili e verosimili i profili che ne sono emersi; sia personalmente sia per le persone con cui ho poi lavorato.
Non si tratta infatti di un semplice questionario che ti colloca in un limitato numero di profili possibili dopo una rapida classificazione. Alle domande si risponde attraverso un software che incrocia diversi dati, incluso il tempo di risposta ad ogni domanda. Per ciascuna  delle carratteristiche tracciate dallo strumento viene fornita una chiave di lettura ed un possibile percorso di crescita/miglioramento personale.

Il test rileva le caratteristiche comportamentali più frequenti della persona; sulla base di queste analisi suggerisce le reazioni possibili nelle diverse situazioni e, di conseguenza, l’attitudine a svolgere determinate mansioni rispetto ad altre.
Una possibilità interessante è quella di incrociare più profili in modo da misurare la compatibilità di più persone. No, non si tratta di un test sulle affinità elettive ;-) Semplicemente è possibile evidenziare i punti di forza e le criticità di un team in base alle caratteristiche specifiche delle persone che lo compongono. Se il team è già rodato probabilmente i risultati del test non forniranno grandi rivelazioni; l’analisi serve piuttosto a chiarire e a spiegare le dinamiche che si ripropongono fornendo, anche in questi casi, spunti interessanti per un possibile miglioramento.

Se vuoi avere qualche informazioni in più su te stesso, su quale lavoro fare, su come migliorare le tue performace e/o quelle del tuo team l’assessment è sicuramente un punto di partenza affidabile ed efficace.

Scrivimi se vuoi avere maggiori informazioni in merito.

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Come si può imparare ad essere un buon leader?

Nei lontani anni settanta il sig. J Sterling Livingston, professore alla Harvard Business School, già si chiedeva se la leadership fosse qualcosa che si potesse imparare sui banchi di scuola.
Iniziò a studiare e a ricercare le corrispondenze tra la preparazione formale e la leadership  realmente espressa dai manager e individuò un set di abilità comuni ai leader di successo studiati nella sua ricerca:

1. Capacità di prendere buone decisioni
2. Capacità di individuare i problemi

3.  Capacità di scovare le opportunità

4. Stili personali di leadership

Se sviluppi le tua capacità in queste quattro aree, sostiene il Prof., puoi acquisire la capacità di guidare le persone, motivarle e ispirarle.

CAPACITA’ DI PRENDERE BUONE DECISIONI

Persone abili nel prendere decisioni e problem solver efficaci non sono difficili da trovare, eppure i leader sono molto più rari.  Ciò che differenzia chi ha le caratteristiche per essere un leader, sostiene Livingston, è l’aver abbandonato l’idea di poter pendere la decisione perfetta. I leader di Livingston sanno affrontare un problema e prendere una decisione con la consapevolezza che sapranno solo dopo se si tratta di una buona decisione oppure no.

I leader efficaci sanno essere molto pragmatici e prendono la decisione migliore in base a ciò che deve essere fatto. Sono quindi in grado di analizzare velocemente le situazioni di volta in volta e di prendere la decisione con la più alta probabilità di successo.

Sanno che una decisione non è solo il risultato di un processo razionale, ma anche emozionale. Inoltre sanno come prendono le decisioni, sanno quando è necessario prendere più tempo per pensare, quando serve coinvolgere il proprio team e quando invece la decisione spetta solo a loro.
INDIVIDUAZIONE DEI PROBLEMI

I leader sono proattivi, non si limitano a risolvere i problemi che vengono loro sottoposti, ma sono in grado in individuare i possibili rischi, i problemi nascosti, prima che si manifestino. Sono inoltre attenti nel valutare le eventuali conseguenze negative derivanti da decisioni e cambiamenti prima di metterli in atto. Anche in questo caso a volte si tratta più di intuito che di una vera e propria analisi, ma permette comunque loro di affrontare il problema in anticipo.

RICERCA DELLE OPPORTUNITA’

Come afferma Peter Drucker “La domanda non è come fare le cose bene, ma come trovare le cose giuste da fare e poi concentrare sforzi e risorse su quelle“.

I leader di successo sono constantemente alla ricerca del modo per ottenere di più con il medesimo sforzo.
STILI DI LEADERSHIP

Puoi scovare le opportunità ed individuare i problemi in anticipo, ma se non sei in grado di ispirare e motivare le persone ad agire difficilmente potrai ottenere risultati come leader.

Livingston sostiene che non esiste uno stile che ognuno possa usare in ogni situazione; i leader più efficaci lo sanno e sono in grado di adattare il loro approccio quando necessario. In ogni caso ciascuno di loro sviluppa il proprio stile in base alla propria personalità per essere sempre autentico e sincero. E’ inoltre importante essere in prima persona fonte di ispirazione, con il tuo esempio, le tue parole e la tua vision.

Buona parte della tua efficacia è data dalla tua capacità e volontà di assumenrti le responsabilità; dalla coerenza delle tue azioni e dal tuo impegno nel creare relazioni aperte e trasparenti con il resto del team.

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Stabilisci le condizioni accettabili

Parlando di obiettivi, sogni, risultati da raggiungere si parla solitamente anche del “prezzo da pagare” per ottenere ciò che vogliamo.

Il prezzo da pagare è lo sforzo, l’impegno richiesto o i sacrifici ipoteticamente necessari per raggiungere i nostri obiettivi.

Se, ad esempio, hai deciso di laurearti il prezzo da pagare sarà rappresentato dai costi di iscrizione, libri e materiale vario; dalle ore che dedichi allo studio anzichè ad altro, dalle giornate per seguire le lezioni e per sostenere gli esami e così via.

Alcune carriere professionali richiedono invece, a chi decide di seguirle, un prezzo da pagare in termini di ore di straordinari, spostamenti e trasferte, formazione ed autoformazione.

Il prezzo da pagare può quindi essere di tipo economico in senso stretto, oppure di tipo emozionale, o in termini di relazioni o scelte legate a come impieghiamo il nostro tempo.

Difficilmente si tratta di veri e propri sacrifici, tutt’altro (è possibile essere talmente centrati da non avere nemmeno i problemi, figuriamoci i sacrifici ;-) )

Per ottenere ciò che vogliamo realmente esiste semplicemente una strada da percorrere, facile o difficile che sia. L’attenzione dovrebbe essere rivolta al punto di arrivo ed eventuali aspetti negativi vengono preventivati in anticipo e accettati come parte del processo.

In alcuni casi le persone stabiliscono in modo implicito le condizioni per loro accettabili (= il prezzo che sono disposte a pagare) in modo quasi automatico.

E’ il caso ad esempio di quelle persone che non sono per nulla soddisfatte del lavoro che svolgono ma, piuttosto di affrontare il rischio di cambiare e tutte le possibili conseguenze del caso (l’ipotetico prezzo da pagare), decidono di non operare cambiamenti. Rimanendo su quest’ultimo esempio una parte di queste persone parla addirittura di scelte obbligate, si sente costretta a fare il lavoro che fa.

In realtà , in linea assolutamente teorica, potrebbero scegliere in qualsiasi momento di licenziarsi ma rischierebbero di trovarsi in una situazione ancora peggiore. Percepire un prezzo così alto a volte ci fa sembra come obbligate alcune scelte.

Lo stesso meccanismo è presente anche in situazioni meno macroscopiche e relative alla vita di tutti i giorni.

Esiste una serie infinita di condizioni che ciascuno di noi ritiene accettabili, probabilmente perchè le considera (a torto o a ragione) il prezzo da pagare per ottenere qualcosa di importante. ciò che consideriamo accettabile diventa spesso anche normale ed entra far parte della nostra routine.

può capitare allora che la routine giochi a nostro sfavore e ci impedisca di ottimizzare i nostri risultati.
Se, ad esempio, per te è normale o accettabile che il tuo lavoro occupi la quasi totalità  della tua giornata, oppure semplicemente è accettabile rimanere in ufficio fino a tardi è molto probabile che queste condizioni si verifichino spesso, ma non sempre a fronte di una reale necessità .

Oppure ancora per alcune persone è accettabile mancare di rispetto al proprio partner o i propri collaboratori; per altri è normale subire questo genere di comportamento. Non sto dicendo che venga fatto con piacere (sarebbe masochismo) ma che viene tollerato come una sorta di male necessario (ma necessario a cosa? o a chi?)

Il motivo per cui queste situazioni accadono è che ci sono le condizioni favorevoli a crearle, è come se lasciassimo uno spazio che può essere riempito in questo modo.

Ora, cosa accadrebbe se tu decidessi a priori quali sono le condizioni per te accettabili? e se riufiutassi categoricamente tutto ciò che non rientra in queste condizioni?
Con un minimo di disciplina quando decidi di rispettare le condizioni che tu stesso ti poni sarai necessariamente obbligato a pensare e ad agire in un modo diverso. Anche in questo caso ci sarà un prezzo da pagare ma sarà veramente quello giusto (per te, ovviamente).

Ti faccio un esempio.

A volte alcuni miei clienti lamentano che troppo spesso si riducono a sbrigare lavori all’ultimo momento con conseguente pressione e stress. Decidere di non accettare pi๠questa situazione significa, piuttosto che lavorare in urgenza, non consegnare il lavoro nei tempi previsti. Quasi sempre chi decide di seguire questa seconda possibilità  paga un prezzo molto alto, ma impara la lezione! ;-)

Quando decidi di non lavorare pi๠in urgenza (a costo di non rispettare le scadenze, cosa che ovviamente non vuoi fare) metti in atto una serie di meccanismi che prima non prendevi nemmeno in considerazione e, guarda il caso, le emergenze saranno molte meno (rimangono solo quelle “fisiologiche”).

Decidi quindi entro quali condizioni vuoi muoverti; spesso definire delle condizioni diverse e vincolanti ci porta realmente ad ottenere risultati diversi, migliori, che rispecchiano maggiormente la nostra vera identità .

Le condizioni per te accettabili definiscono il tuo standard e la qualità  della tue relazioni, della tua soddisfazione personale e del tuo lavoro.

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I personaggi fantastici dei formatori

Alcuni formatori hanno l’abitudine di popolare i propri corsi con storie di personaggi reali, fantastici o romanzati.

Esempi inconsapevoli di comportamente virtuosi, protagonisti di situazioni istruttive o semplicemente comiche e divertenti questi personaggi diventano spesso un marchio caratteristico del formatore che li anima.
Chi ha partecipato ai miei corsi (ma anche i lettori del blog), ad esempio, conosce ormai molto bene la piccola Morgana,  la mia pelosissima coach a quattro zampe di cui mi servo spesso per ingrandire e semplificare alcune dinamiche che, con le dovute proporzioni, troviamo anche tra i bipedi.
Anche il mio fratello gemello è spesso citato qua e là.

Per quanto riguarda gli eroi di altri ricordo con affetto Cecilia, la nipotina del mio professore di economia politica, l’unica bambina di tre anni in grado di capire al primo colpo (così si narrava) le spiegazioni di nonno Carlo.
Nel bassanese invece si parla ancora di un certo Calogero che, fatta la sua comparsa diversi mesi fa, è rimasto nei cuori e nei racconti dei corsisti che lo hanno conosciuto.

A Vicenza e provincia spopola una certa Silvia, esempio eterno della gestione dello stato.

E che dire della mitica nonna di Piernicola?

Sempre di moda sono anche le scimmie, nella versione di Oncken oppure anche nell’accezione bardolliana.

Chissà quali nuovi personaggi ci porterà il 2009…
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Buon anno e le solite (ovvie) banalità!

Con gli auguri di buon anno si sprecano i post ed i consigli su come fare del 2009 il miglior anno di sempre.

Alcuni esempi? Definisci i tuoi obiettivi e tienili monitorati nel tempo, rimani focalizzato, impegnati, ecc. ecc.

- Perché queste indicazioni sono così scontate/banali?

Perché le ripetiamo tutti gli anni!

- E perché le ripetiamo tutti gli anni?
PERCHE’ SONO QUELLE CHE SERVONO!!! ;-)

Se ciascuno di noi utilizzasse meglio e di più semplicemente le risorse già  possiede e le cose che già  conosce otterrebbe risultati che nemmeno immagina.
Quindi, senza frequentare nessun corso, senza nemmeno assumermi come tuo coach, prova a rispondere a questa domanda:

qual è la cosa più semplice e banale che non stai facendo e che, se iniziassi a fare da subito, porterebbe miglioramenti significativi nella tua vita nei prossimi dodici mesi?

Più è semplice, banale e scontata la risposta che darai a questa domanda maggiore é la probabilità  che tu abbia trovato la cosa giusta per te.

Meno scontato e banale è iniziare a farlo!

A te la scelta: puoi iniziare nuove abitudini nel nuovo anno oppure aspettare la fine del 2009 e scoprire che i consigli giusti per te sono ancora quelli soliti, scontati, banali…

BUON ANNO!
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Aumenta il prezzo per vederci meglio!

Ho sempre pensato di avere una strana attrazione per le cose care: una specie di istinto che, in mezzo ad oggetti  più o meno simili (ad esempio capi di abbigliamento) mi spinge a scegliere quello più costoso.

Alcuni ricercatori dell’ Università della California a San Diego hanno recentemente pubblicato uno studio che dimostra come in effetti l’associazione di un valore di ricompensa a un oggetto fa sì che le informazioni sensoriali provenienti da esso siano elaborato con molto più “vigore”, e questa caratteristica è particolarmente marcata per le informazioni visive.

In parole povere quando guardiamo un oggetto caro/costo, o comunque che percepiamo di valore alto, i nostri sensi sono più acuti e vediamo meglio l’oggetto in questione.

Quando un oggetto è stato considerato di valore in precedenza, per esempio se per averlo sono stati sborsati parecchi soldi, il sistema visivo lo rappresenta in modo più forte“, osserva John Serences, capo del gruppo di ricerca.

L’aspetto interessante della ricerca è che gli effetti descritti hanno inizio già a partire dalla percezione sensoriale (la vista) ancora prima di interessare le funzioni cognitive.
Non so cosa che ne pensiate voi, ma immagino che questo tipo di reazioni “a vista” abbiano interessanti risvolti in ambito commerciale… ;-)

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“Per loro il trauma è doppio, erano davvero convinti di essere onesti”

Il titolo del post di oggi è preso da un giornale locale che stavo leggendo questa mattina mentre facevo colazione; potrebbe essere adatto a diverse delle storie/storiacce e degli episodi della cronaca nazionale recente, ma non è di questo che voglio scrivere.

Questa citazione mi fa infatti pensare ad una domanda ricorrente che mi pongo quando osservo chi, probabilmente partendo da buone intenzioni, reca danno alle persone che ha attorno con comportamenti che dovrebbero invece essere utili e funzionali. La domanda è: “ma se ne rendono conto oppure sono realmente convinti di fare una cosa positiva?
Quello natalizio è inoltre un momento particolarmente fertile per salvatori e brave persone armate di buone intenzioni: danno consigli, si attivano nei confronti del prossimo, diffondono messaggi positivi e motivazionali.

Ma positivi per chi? chi può essere sicuro di sapere cosa è giusto per un’altra persona e spingerla in una direzione piuttosto che un’altra?

E’ abitudine diffusa, tra formatori, guru, predicatori e affini, quella di suggerire ai propri clienti cosa è giusto e cosa non lo è, e qui mi chiedo: “sono davvero convinti di essere onesti mentre fanno questo?

Io non posso sapere cosa è giusto per te, qual è la cosa migliore da fare o la decisione migliore da prendere; nessuno può sostituirsi a te nel decidere chi sei, cosa vuoi e cosa è veramente importante per te (nemmeno tua moglie, tuo marito e men che meno il tuo capo! ;-) )
Eppure qualche volta è così difficile conosce la risposta a queste domande perchè anni di condizionamenti ed ipnosi subite semplicemente ti impediscono di levarti di dosso tutto quello che non hai deciso tu di indossare.

Come sarebbe invece se tu imparassi a farlo e condizionassi questa abilità in tutto il nuovo anno?

Quali risultati potresti ottenere se l’unica persona a darti i consigli giusti in ogni momento fossi tu?

Ti piacciono i segreti?

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Esiste un sottile (quasi invisibile, ma importantissimo!) “motivo conduttore” nella storia di molte persone di successo, che sono riuscite a conciliare nella propria vita la prosperità e la felicità.

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