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SEI PREOCCUPATO? QUANTO SEI PREOCCUPATO?!


Si avvicina la data del mio matrimonio: da alcuni giorni mi sto dedicando a tempo pieno agli ultimi dettagli da definire per il gran giorno.
Se penso a quali emozioni mi hanno accompagnato dal momento in cui abbiamo preso la fatidica decisione, mi vengono in mente prima di tutto gioia e felicità e poi, via via, l’eccitazione dell’attesa che spesso precede gli eventi importanti.
Eppure, in maniera direttamente proporzionale all’avvicinarsi del matrimonio, c’è una domanda che mi viene posta in modo sempre più insistente dalle persone con cui parlo: “Allora, sei preoccupato?
Inizialmente non le ho dato molto peso, semplicemente rispondevo di no.
Poi la frequenza della domanda è aumentata. Sempre più persone e sempre più spesso si interessano del mio livello di preoccupazione o ansia.
Lo stesso succede alla futura sposa quasi tutte le volte che si parla del matrimonio. Il contenuto della domanda è sempre lo stesso, anche se a volte cambia la forma; a Paola, ad esempio, hanno chiesto: “Sei preoccupata, stressata, oppure in ansia?”, come se almeno uno di questi tre stati fosse inevitabile!

Ho fatto un rapido sondaggio tra gli amici (altre 3 coppie si sposano lo stesso mese) e pare che questo interesse per la preoccupazione dei futuri sposi sia generalizzato.
Ammetto che, a furia di sentirmi chiedere se fossi preoccupato, ad un certo punto ho pensato io stesso “Perché, dovrei? Forse sì… se tutti me lo chiedono ci sarà qualcosa di cui preoccuparsi”.

E invece no!!! Ovviamente! E conosco benissimo questi meccanismi; eppure è inevitabile: qualsiasi domanda posta con la dovuta insistenza ottiene, prima o poi, una risposta o genera almeno un dubbio.

Spesso, durante i miei corsi, dedico del tempo per spiegare come il nostro dialogo interno e le domande che ci facciamo orientino il nostro focus mentale e, di conseguenza, gli stati d’animo che proviamo (ad esempio, se mi faccio domande del tipo: “Perché sono così sfigato?”, nel momento in cui comincio a rispondermi il morale va sotto le scarpe).

A volte, a quanto pare, la minaccia maggiore è esterna: le domande mal poste delle persone che ci circondano!
Intendiamoci: non credo che venga fatto in mala fede o con cattiveria; sicuramente non con l’obiettivo di indurre uno stato di preoccupazione. Nel chiedere se sono preoccupato semplicemente si vuole manifestare interesse e partecipazione per un evento così importante, purtroppo si ottiene un effetto collaterale non di poco conto!!!

Però mi chiedo, a questo punto, quali sono le domande che ci rivolgono quotidianamente le persone che frequentiamo? Quale stato d’animo ci suggeriscono? E, soprattutto, in che modo rispondiamo noi a queste domande?

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