This entry was posted on Thursday, January 24th, 2008 at 3:19 pm and is filed under Formazione. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
Il post di oggi, in realtà, è rimasto tra le bozze dei miei articoli per alcuni mesi.
Ho inziato a scriverlo la scorsa estate, ma poi ho preferito andare a fare una passeggiata
; come suggerisce anche Pier nel suo post di ieri.
La domanda è questa: se è vero che quando ci arrabbiamo diventiamo più stupidi e straparliamo, possiamo addirittura dire cose che non pensiamo veramente?
Oppure, sconfitta ogni briciola di razionalità, buttiamo fuori tutto quello che abbiamo in testa, senza freni né filtri, e siamo finalmente sinceri al 100%??
Personalmente tendo a preferire la seconda ipotesi… ho sentito dire le peggio cose a fidanzate, dipendenti, collaboratori e parenti durante discussioni animate spesso seguite dalla solita giustificazione (debole e tardiva) “beh, lo sai che non lo penso veramente…“.
Che spreco!
Per una volta che riesci a dire ad una persona cosa pensi veramente di lei poi ti tiri indietro così?
Invece di correre ai ripari con giustificazioni e arrampicate sugli specchi sarebbe tanto più semplice prendere coscienza delle reali convinzioni che abbiamo su una persona/situazione e decidere se vogliamo cambiarle (le convinzioni o direttamente le persone , fai tu…) oppure negarle.
La scelta è soggettiva (dipende se vuoi vivere nella realtà o nella sua negazione).
Quindi la prossima volta che sentirai la fatidica frase “non lo pensavo veramente…“, puoi tradurla così: “ti ho detto esattamente quello che penso in questo momento e non ho il coraggio per dirtelo!”
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Il Potere delle Parole e della PNL I modelli linguistici delle persone che hanno influenzato la storia dell’umanità Robert Dilts |
January 27th, 2008 at 10:40 am
Ben detto Claudio! Concordo con te. Ecco perché dopo una sfuriata mi sento più leggera.
Se non sbaglio Platone diceva che la differenza tra buoni e cattivi sta solo nel fatto che i primi si limitano a sognare ciò che i secondi fanno.
Potremmo a questo aggiungere che i “buoni” cercano di distinguersi dai “cattivi” con la frase: “…ma non lo pensavo veramente”.