Non c’è crisi per chi vende cosmetici

Una nuova ricerca conferma che le italiane, anche in periodi di crisi,
non rinunciano ai Shoppingcosmetici:

Dalle risposte di oltre 2 mila donne a un questionario online emerge  che il 68% delle italiane spende ogni mese fino a 99 euro, mentre il 15% arriva fino a 200 euro.

Molto interessante anche il profilo dell’acquirente tipo e il processo di acquisto che compie per decidere quali cosmetici comprare:

ha tra i 25 e i 34 anni, ha un reddito medio inferiore ai
15 mila euro e si informa soprattutto grazie al web.
È grazie alla rete infatti che può confrontarsi sui prodotti con altre acquirenti, capire i benefici o i difetti di un mascara o di una crema prima di comprarla e riportare la propria esperienza diretta. E il territorio preferito sono i social network: il 20% condivide le proprie opinioni su Facebook.

Questi dati ci confermano alcune informazioni note ma, purtroppo, ancora poco comprese ed utilizzate da molte estetiste.
Le riassumo schematicamente:

  • la scelta di acquistare cosmetici NON è particolarmente influenzata da una minore disponibilità economica
  • esiste una fascia molto interessante di potenziali acquirenti
    di età inferiore ai 35 anni
  • è fondamentale saper incontrare l’interesse di queste clienti e, per farlo, è indispensabile avere una buona visibilità on-line e strumenti efficaci di web-marketing.

Se in questo momento, nel tuo centro estetico, non raggiungi un volume di vendite soddisfacente, quasi certamente è dovuto ad una di queste due cause:

  1. non stai promuovendo la tua attività nel modo giusto
  2. non sei ancora in grado di proporre i prodotti cosmetici
    in modo professionale e convincente.

Questo ci porta a due conclusioni, entrambe positive:

  • la crisi non c’entra! ;-)
  • puoi imparare a fare entrambe le cose!

Sette ottime ragioni per cui non dovresti mai formare il tuo staff

team_coachingQuando parlo alle miei clienti della necessità di formare costantemente il proprio staff una delle obiezioni più frequenti è questa: “perché dovrei investire tempo e denaro in queste persone? Se poi decidono di andarsene io avrò perso il mio tempo e i miei soldi con loro!

Formare le tue dipendenti può avere un impatto significativo sulle tue spese…

Sebbene questa sia una valida ragione, mi chiedo quanto quante persone ne siano realmente consapevoli.

Ecco quindi sette ottime ragioni per cui non dovresti mai investire nel tuo staff.  Continue reading

Aumenta la tua Efficacia Personale

Aspettavo con una certa trepidazione il primo libro di Pier perché, negli anni, è diventato per me uno dei pochi coach che mi sento di consigliare con fiducia quando mi chiedono “conosci qualcuno bravo in Italia?
(peccato che stia in Africa, ma questo è un altro discorso)

Il libro è scritto bene, piacevole da leggere, chiaro e ricco di esercizi (quasi) tutti
applicabili anche solo leggendo il libro.

Che c’è di nuovo?  Continue reading

Stabilisci le condizioni accettabili

Parlando di obiettivi, sogni, risultati da raggiungere si parla solitamente anche del “prezzo da pagare” per ottenere ciò che vogliamo.

Il prezzo da pagare è lo sforzo, l’impegno richiesto o i sacrifici ipoteticamente necessari per raggiungere i nostri obiettivi.

prezzo da pagareSe, ad esempio, hai deciso di laurearti il prezzo da pagare sarà rappresentato dai costi di iscrizione, libri e materiale vario; dalle ore che dedichi allo studio anzichè ad altro, dalle giornate per seguire le lezioni e per sostenere gli esami e così via.

Alcune carriere professionali richiedono invece, a chi decide di seguirle, un prezzo da pagare in termini di ore di straordinari, spostamenti e trasferte, formazione ed autoformazione.

Il prezzo da pagare può quindi essere di tipo economico in senso stretto, oppure di tipo emozionale, o in termini di relazioni o scelte legate a come impieghiamo il nostro tempo.

Difficilmente si tratta di veri e propri sacrifici, tutt’altro (è possibile essere talmente centrati da non avere nemmeno i problemi, figuriamoci i sacrifici ;-))

Per ottenere ciò che vogliamo realmente esiste semplicemente una strada da percorrere, facile o difficile che sia. L’attenzione dovrebbe essere rivolta al punto di arrivo ed eventuali aspetti negativi vengono preventivati in anticipo e accettati come parte del processo.

In alcuni casi le persone stabiliscono in modo implicito le condizioni per loro accettabili (= il prezzo che sono disposte a pagare) in modo quasi automatico.

E’ il caso ad esempio di quelle persone che non sono per nulla soddisfatte del lavoro che svolgono ma, piuttosto di affrontare il rischio di cambiare e tutte le possibili conseguenze del caso (l’ipotetico prezzo da pagare), decidono di non operare cambiamenti. Rimanendo su quest’ultimo esempio una parte di queste persone parla addirittura di scelte obbligate, si sente costretta a fare il lavoro che fa.

In realtà , in linea assolutamente teorica, potrebbero scegliere in qualsiasi momento di licenziarsi ma rischierebbero di trovarsi in una situazione ancora peggiore. Percepire un prezzo così alto a volte ci fa sembra come obbligate alcune scelte.

Lo stesso meccanismo è presente anche in situazioni meno macroscopiche e relative alla vita di tutti i giorni.

Esiste una serie infinita di condizioni che ciascuno di noi ritiene accettabili, probabilmente perchè le considera (a torto o a ragione) il prezzo da pagare per ottenere qualcosa di importante. ciò che consideriamo accettabile diventa spesso anche normale ed entra far parte della nostra routine.

può capitare allora che la routine giochi a nostro sfavore e ci impedisca di ottimizzare i nostri risultati.
Se, ad esempio, per te è normale o accettabile che il tuo lavoro occupi la quasi totalità  della tua giornata, oppure semplicemente è accettabile rimanere in ufficio fino a tardi è molto probabile che queste condizioni si verifichino spesso, ma non sempre a fronte di una reale necessità .

Oppure ancora per alcune persone è accettabile mancare di rispetto al proprio partner o ai propri collaboratori; per altri è normale subire questo genere di comportamento. Non sto dicendo che venga fatto con piacere (sarebbe masochismo) ma che viene tollerato come una sorta di male necessario (ma necessario a cosa? o a chi?)

Il motivo per cui queste situazioni accadono è che ci sono le condizioni favorevoli a crearle, è come se lasciassimo uno spazio che può essere riempito in questo modo.

Ora, cosa accadrebbe se tu decidessi a priori quali sono le condizioni per te accettabili? e se riufiutassi categoricamente tutto ciò che non rientra in queste condizioni?
Con un minimo di disciplina, quando decidi di rispettare le condizioni che tu stesso ti poni, sarai necessariamente obbligato a pensare e ad agire in un modo diverso. Anche in questo caso ci sarà un prezzo da pagare ma sarà veramente quello giusto (per te, ovviamente).

Ti faccio un esempio.

A volte alcuni miei clienti lamentano che troppo spesso si riducono a sbrigare lavori all’ultimo momento con conseguente pressione e stress. Decidere di non accettare più questa situazione significa, piuttosto che lavorare in urgenza, non consegnare il lavoro nei tempi previsti. Quasi sempre chi decide di seguire questa seconda possibilità  paga un prezzo molto alto, ma impara la lezione! ;-)

Quando decidi di non lavorare più in urgenza (a costo di non rispettare le scadenze, cosa che ovviamente non vuoi fare) metti in atto una serie di meccanismi che prima non prendevi nemmeno in considerazione e, guarda il caso, le emergenze saranno molte meno (rimangono solo quelle “fisiologiche”).

Decidi quindi entro quali condizioni vuoi muoverti; spesso definire delle condizioni diverse e vincolanti ci porta realmente ad ottenere risultati diversi, migliori, che rispecchiano maggiormente la nostra vera identità .

Le condizioni per te accettabili definiscono il tuo standard e la qualità  della tue relazioni, della tua soddisfazione personale e del tuo lavoro.

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Morgana e il kennel, tecniche di automotivazione al formaggio

In questi giorni ho vinto una piccola sfida personale: socializzare Morgana (nella foto, mentre dorme) con il Kennel, la “gabbietta” per il trasporto in auto o in aereo. In pratica l’obiettivo era che Morgana entrasse spontaneamente nel contenitore e vi rimanesse anche con il cancelletto chiuso. Perchè questo avvenisse era necessario che il cane, a cui non è proprio possibile spiegare a parole l’utilità  del Kennel in auto, provasse emozioni piacevoli e positive nella gabbia tanto da volerci stare di sua iniziativa. Obiettivo raggiunto, e pure in poco tempo!

Come ho avuto modo di imparare negli ultimi due anni insegnare nuovi comportamenti ad un cane è relativamente semplice (almeno in teoria). Le leve emozionali sono sempre quelle: piacere e dolore.
Bisogna quindi associare piacere ai comportamenti positivi e dolore a quelli negativi. Con i cani c’è chi preferisce punirli (dolore) ogni volta che sbagliano; non credo sia un metodo molto ecologico, inoltre non avrebbe avuto molto senso percuotere Morgana tutte le volte che era fuori dal Kennel e smettere solo quando ci entrava ;-).
Molto meglio motivare sul piacere, premiandola con sfiziosi bocconcini ogni volta che si avvicinava, entrava o rimaneva nel Kennel. Nello specifico dei pezzettini di grana hanno fornito tutto il piacere necessario! :-D

La tecnica non è affatto nuova e il meccanismo ce lo hanno spiegato bene i noti Pavlov e Skinner.

Ogni volta che dai un premio al cane (carezze, bocconcini ecc. ecc.) lo fai per fargli provare una sensazione positiva e piacevole legata ad un comportamento e/o a un risultato. Questa associazione incentiva il cane a ripetere quel comportamento per rivivere la sensazione positiva (con la sola eccezione dei cani masochisti, ma sono una netta minoranza).

E con le persone? Con le persone funziona esattamente allo stesso modo!
Quindi devo tenermi dei pezzettini di formaggio da dare ai miei collaboratori ogni volta che lavorano bene? Non proprio… ma quasi!

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