Personal Branding

Approfittando della calma estiva ho ripreso in mano “Personal Branding” di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti.

Personal Branding

Il libro, come spiegano gli stessi autori, non si rivolge ad esperti di internet, tecnologia, e smanettoni: è un manuale perfetto per chiunque voglia consolidare o aumentare la propria visibilità online.
Va benissimo, quindi, anche se il massimo che fai su internet, per ora, è cazzeggiare su facebook (tu dirai che non cazzeggi, ma aggiorni il tuo profilo con contenuti interessanti, ma ci siamo comunque capiti).

Cosa si intenda esattamente per Personal Branding lo scoprirai leggendo il libro (alcune settime fa ho scritto un post su questo argomento).

Perché è importante che tu lo legga?  Continue reading

Conosci realmente chi ti porti in (casa) azienda?

doubt_diceAssumere una collaboratrice, per certi aspetti, è un po’ come sposarla.

Mi spiego:

- il tempo passato in ambiente lavorativo è spesso molto maggiore (o uguale) rispetto a quello speso altrove, inclusa la propria casa. Di conseguenza succede che passi più tempo con le tue collaboratrici piuttosto che con tu marito! soprattutto in alcuni periodi dell’anno (come questo).

-stando alle forme contrattuali disponibili quando assumi una collaboratrice a tempo indeterminato sarà  molto difficile, lungo e oneroso risolvere il contratto qualora le cose non andassero come ti eri immaginata.

- alcune collaboratrici si trasformano, quasi fossero delle moderne versioni del Dr Jekyll e Mr Hide, da attente e premurose aiutanti a esigenti e rigide stipendiate! solitamente la trasformazione avviene immediatamente dopo la fatidica firma per il tempo indeterminato ;-)

Molti degli errori (e degli orrori) fatti con il proprio staff potevano tuttavia essere evitati a monte non inserendo quella persona nel proprio organico. Peccato che, almeno all’inizio, si presentino tutte bene!

e allora, come fare?

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Stabilisci le condizioni accettabili

Parlando di obiettivi, sogni, risultati da raggiungere si parla solitamente anche del “prezzo da pagare” per ottenere ciò che vogliamo.

Il prezzo da pagare è lo sforzo, l’impegno richiesto o i sacrifici ipoteticamente necessari per raggiungere i nostri obiettivi.

prezzo da pagareSe, ad esempio, hai deciso di laurearti il prezzo da pagare sarà rappresentato dai costi di iscrizione, libri e materiale vario; dalle ore che dedichi allo studio anzichè ad altro, dalle giornate per seguire le lezioni e per sostenere gli esami e così via.

Alcune carriere professionali richiedono invece, a chi decide di seguirle, un prezzo da pagare in termini di ore di straordinari, spostamenti e trasferte, formazione ed autoformazione.

Il prezzo da pagare può quindi essere di tipo economico in senso stretto, oppure di tipo emozionale, o in termini di relazioni o scelte legate a come impieghiamo il nostro tempo.

Difficilmente si tratta di veri e propri sacrifici, tutt’altro (è possibile essere talmente centrati da non avere nemmeno i problemi, figuriamoci i sacrifici ;-))

Per ottenere ciò che vogliamo realmente esiste semplicemente una strada da percorrere, facile o difficile che sia. L’attenzione dovrebbe essere rivolta al punto di arrivo ed eventuali aspetti negativi vengono preventivati in anticipo e accettati come parte del processo.

In alcuni casi le persone stabiliscono in modo implicito le condizioni per loro accettabili (= il prezzo che sono disposte a pagare) in modo quasi automatico.

E’ il caso ad esempio di quelle persone che non sono per nulla soddisfatte del lavoro che svolgono ma, piuttosto di affrontare il rischio di cambiare e tutte le possibili conseguenze del caso (l’ipotetico prezzo da pagare), decidono di non operare cambiamenti. Rimanendo su quest’ultimo esempio una parte di queste persone parla addirittura di scelte obbligate, si sente costretta a fare il lavoro che fa.

In realtà , in linea assolutamente teorica, potrebbero scegliere in qualsiasi momento di licenziarsi ma rischierebbero di trovarsi in una situazione ancora peggiore. Percepire un prezzo così alto a volte ci fa sembra come obbligate alcune scelte.

Lo stesso meccanismo è presente anche in situazioni meno macroscopiche e relative alla vita di tutti i giorni.

Esiste una serie infinita di condizioni che ciascuno di noi ritiene accettabili, probabilmente perchè le considera (a torto o a ragione) il prezzo da pagare per ottenere qualcosa di importante. ciò che consideriamo accettabile diventa spesso anche normale ed entra far parte della nostra routine.

può capitare allora che la routine giochi a nostro sfavore e ci impedisca di ottimizzare i nostri risultati.
Se, ad esempio, per te è normale o accettabile che il tuo lavoro occupi la quasi totalità  della tua giornata, oppure semplicemente è accettabile rimanere in ufficio fino a tardi è molto probabile che queste condizioni si verifichino spesso, ma non sempre a fronte di una reale necessità .

Oppure ancora per alcune persone è accettabile mancare di rispetto al proprio partner o ai propri collaboratori; per altri è normale subire questo genere di comportamento. Non sto dicendo che venga fatto con piacere (sarebbe masochismo) ma che viene tollerato come una sorta di male necessario (ma necessario a cosa? o a chi?)

Il motivo per cui queste situazioni accadono è che ci sono le condizioni favorevoli a crearle, è come se lasciassimo uno spazio che può essere riempito in questo modo.

Ora, cosa accadrebbe se tu decidessi a priori quali sono le condizioni per te accettabili? e se riufiutassi categoricamente tutto ciò che non rientra in queste condizioni?
Con un minimo di disciplina, quando decidi di rispettare le condizioni che tu stesso ti poni, sarai necessariamente obbligato a pensare e ad agire in un modo diverso. Anche in questo caso ci sarà un prezzo da pagare ma sarà veramente quello giusto (per te, ovviamente).

Ti faccio un esempio.

A volte alcuni miei clienti lamentano che troppo spesso si riducono a sbrigare lavori all’ultimo momento con conseguente pressione e stress. Decidere di non accettare più questa situazione significa, piuttosto che lavorare in urgenza, non consegnare il lavoro nei tempi previsti. Quasi sempre chi decide di seguire questa seconda possibilità  paga un prezzo molto alto, ma impara la lezione! ;-)

Quando decidi di non lavorare più in urgenza (a costo di non rispettare le scadenze, cosa che ovviamente non vuoi fare) metti in atto una serie di meccanismi che prima non prendevi nemmeno in considerazione e, guarda il caso, le emergenze saranno molte meno (rimangono solo quelle “fisiologiche”).

Decidi quindi entro quali condizioni vuoi muoverti; spesso definire delle condizioni diverse e vincolanti ci porta realmente ad ottenere risultati diversi, migliori, che rispecchiano maggiormente la nostra vera identità .

Le condizioni per te accettabili definiscono il tuo standard e la qualità  della tue relazioni, della tua soddisfazione personale e del tuo lavoro.

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