This entry was posted on Friday, September 28th, 2007 at 11:18 am and is filed under Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
Sono in viaggio verso casa dopo un corso nella lontana Campobasso.
Nove ore di viaggio, un pullman e tre treni sono un’ottima occasione per riposare, leggere, e aggiornare il blog (anche se in questo momento l’imbecille di turno si è acceso una sigaretta, nemmeno la prima classe dell’Eurostar è immune da questi elementi al di sopra di ogni regola…).
Settembre si chiude, lavorativamente parlando, con una settimana piuttosto impegnativa.
Ho avuto l’opportunità di tornare a Milano per un paio di giorni, rivedere qualche amico e, soprattutto, rivivere il caos della grande città. Sento spesso tanti luoghi comuni su noi milanesi: andiamo, (dove?) sempre di fretta; camminiamo anche sulle scale mobili, lavoriamo tantissimo, abbiamo la nebbia e il traffico… che dire, tutto vero no?
Il corso tenuto a Milano, un public speaking per una ventina di persone di una grossa società di distribuzione, è stato molto in linea con lo stile della città.
Contesto tipicamente aziendale: badge magnetici per aprire ogni porta, lunghissimi open-space; sale e salette riunioni, una grande sala iper-attrezzata per il nostro seminario, rumore dei tacchi attutito dalla moquettina; tailleur, abitini e moltissime cravatte (soprattutto cravatte).
Qualche corsista mi ha chiesto subito chiarimenti sugli orari “sai, preferirei non finissimo troppo tardi oggi…” fin qui tutto regolare (anche se di fatto gli orari del corso poi non cambiano:-D). Solitamente mi informano che “ho la figlia che esce da scuola” oppure “inizia un corso nuovo in palestra” oppure ancora “ho invitato alcuni a mici a cena”.
In questo caso la motivazione è stata un po’ diversa: “ci tengo molto al corso, ma poi continuo a lavorare” e così è stato!
Non solo a fine giornata, ma ad ogni pausa i laptop (necessari per le simulazioni durante il corso) si aprivano per permettere a queste persone straordinarie di ottimizzare ogni minuto della giornata lavorativa. Da una torretta posto al centro del ferro di cavallo si diramavano in tutte le direzioni i cavi per l’alimentazione e i cavi di rete (minacciando l’incedere degli speaker durante le esercitazioni).
The business must go on!.. mi verrebbe da dire parafrasando una celebre canzone!
Inutile negarlo, mi sono sentito veramente a casa
Ieri invece, a Campobasso tutto un altro ambiente con dieci splendide ragazze, commesse in negozi di abbigliamento. Il cliente è anche un amico e mi trovo sempre benissimo quando “scendo” da loro.
Unica pecca il portiere di notte: un tempo infinito per chiamare un taxi; credo stesse chiamando ad uno ad uno tutti i tassisti che conosceva. Ero quasi in ritardo, avevo il numero del servizio taxi copiato in stazione: ho chiamato ed è arrivato subito (sempre di fretta noi milanesi).
Un po’ deluso l’amico portiere è uscito a conversare con il mio tassista (e io ovviamente volevo andare, ovviamente di fretta!).
Altri luoghi, altri ritmi.
Eppure, nonostante l’identità meneghina, mi sa che è vero che i “non milanesi” sono i più rilassati
.
Come scrive anche Livio meglio la provincia, con i suoi ritmi rallentati.
Tra poco sarò a Vicenza dove il taxi impiegherà ben 10minuti a portarmi a casa dalla stazione, a Milano ne impiegavo circa 60… evviva!
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