UN LAVORO SENZA VIA DI SCAMPO?

“Tre milioni di italiani ogni anno cambiano lavoro, azienda o attività.”
L’ha scritto Walter Passerini sul sole 24 ore di mercoledì 8 agosto.
Riporto un breve stralcio di questo interessantissimo articolo perché in esso è contenuto un dato che trovo allarmante.
La voglia di cambiare colpisce, secondo una ricerca di OD&M consulting su un campione di 2mila lavoratori sia gli insoddisfatti che i soddisfatti… Nella ricerca, tra le ragioni che spingono a cambiare vi sono lo stipendio ritenuto inadeguato, la mancanza di ulteriori stimoli nella propria mansione e la sensazione di non avere nuove opportunità di carriera. Tra le ragioni che invece contribuiscono a trattenere e a restare spiccano tra i soddisfatti il lavoro interessante (54%), la vicinanza al domicilio (30%) e l’autonomia nello svolgimento del lavoro ( 27%), tra gli insoddisfatti i motivi per restare sono la mancanza di alternative (pericolosamente attestata al 65%), la vicinanza a casa (36%) e la sicurezza del posto di lavoro (28%).
Mancanza di alternative? Come a dire che per molte (direi troppe) persone, non ci sono vie di scampo. O forse si dovrebbe dire che molti si vedono intrappolati in un lavoro insoddisfacente. Non vedono intorno a sé opportunità più allettanti.
Ma il problema dove sta veramente? Nel lavoro che non c’è o negli occhi delle persone? O meglio nella capacità di cercare il lavoro che piace?
Certo il mercato del lavoro non assomiglia ad un giardino ben tenuto con aiuole e piante sempre in ordine. Ma non è neppure paragonabile ad un deserto. E’ piuttosto simile ad una foresta da affrontare con coraggio, una buona dose di creatività ed una bussola.
Io credo che sia proprio questo che manchi alle persone che sostengono di non avere alternative.
-Il posto fisso (possibilmente sotto casa) è ancora uno dei principali obiettivi degli italiani che cercano un lavoro. Il bisogno di sicurezza però a volte si paga con la perdita di opportunità veramente interessanti.
-“Se uno nasce quadrato non muore tondo” non è solo il titolo del libro di Gattuso ma anche l’espressione più chiara dell’atteggiamento tipico di molte persone che si identificano a tal punto in una professione da non riuscire a vedersi in altro modo.
Peccato che il mondo del lavoro sia in continua evoluzione e chi resta fermo è destinato all’estinzione. Uno dei massimi esperti di management, Tom Peters, ha coniato il motto: “Distinguersi per non estinguersi!” Ma per distinguersi ci vuole una mente fresca, allenata, creativa.
Spesso mi accade di incontrare persone che sono riuscite perfino, con un po’ di creatività, a trasformare la propria passione in un lavoro. Dopo aver scoperto che il lavoro per loro non esisteva, hanno deciso di farselo su misura. Immaginate la loro qualità della vita!
- Vada per il coraggio e la creatività, ma la bussola che c’entra?
Cito ancora l’autorità in materia, Walter Passerini: “il difetto (di coloro che cambiano lavoro) è che molti lo fanno senza aver pianificato il futuro, senza aver costruito un percorso di coerenze, ma sull’onda molto spesso di una reazione poco meditata, di un colpo di testa.”
Ma come si costruisce una bussola? Con un’attenta valutazione dei propri punti di forza, aree di miglioramento, motivazioni, valori, bisogni e interessi. E magari con l’aiuto di un esploratore un po’ più esperto che faccia da guida. ;)
Per chi voglia costruirsi una bussola consiglio di visitare, oltre al mio sito, http://www.my-job.it/ anche http://www.trovareillavorochepiace.it/


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